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Londra 2012: ci sono già i primi problemi
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Londra 2012: ci sono già i primi problemi

Ancora non ha avuto luogo la cerimonia di apertura, che già le Olimpiadi di Londra fanno i conti con i primi “problemi”. Per cominciare, proprio ieri il direttore esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale, Gilbert Felli, ha ricordato sul Financial Times che Londra «è una delle città più difficili al mondo chiamata ad ospitare le Olimpiadi, a causa delle sue strade anguste. Incrociamo le dita, non sarà facile».

Per quanto riguarda i protagonisti mancati dei giochi, la specialista greca del salto triplo, Voula Papachristou, è stata esclusa dai giochi a causa del suo messaggio razzista su twitter a proposito degli immigrati africani: «Con tanti africani in Grecia, le zanzare che arrivano dal Nilo occidentale almeno riceveranno il cibo da casa». A nulla sono valse le scuse della triplista, che è stata la prima vittima delle norme che regolano l’utilizzo dei social network.

Non mancano gli esclusi per doping: 9 atleti di atletica leggera sono risultati positivi ai test predisposti dalla Iaaf, l’associazione internazionale delle federazioni di atletica.

Le squalifiche, afferma il presidente Iaaf, Lamine Diack, «dimostrano l’impegno della Iaaf nell’uso dei metodi più avanzati per individuare il doping e nell’aumentare il peso delle sanzioni, quando siano giustificate».

Per la serie “errori tecnici”, a Glasgow nella partita valida per il torneo olimpico di calcio femminile, la nazionale della Corea del Nord si è rifiutata di scendere in campo contro la Colombia perché sui maxischermi dell’Hampden Park, accanto alle immagini delle calciatrici, è stata mostrata per errore la bandiera della Corea del Sud. La partita è cominciata con un’ora di ritardo, dal momento che le indignatissime giocatrici nordcoreane non hanno voluto iniziare il match finché non fosse stata corretta la loro bandiera.

I problemi più complessi, però, sono di natura diplomatica, come il rifiuto dell’accredito al presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, in quanto presente «nella lista delle persone alle quali è vietato entrare nei paesi della Ue», come ha spiegato la portavoce dell’ambasciata inglese a Minsk, Inna Romashvskaya.

Ha fatto scalpore la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di non osservare durante la cerimonia di apertura, che si terrà venerdì, un minuto di silenzio in ricordo degli atleti israeliani uccisi da terroristi palestinesi quarant’anni fa ai giochi di Monaco del 1972.

Il motivo è spiegato dal vice presidente del CIO, il tedesco Thomas Bach: «Avevamo paura di un boicottaggio delle delegazioni arabe se tale cerimonia in memoria degli atleti israeliani avesse avuto luogo all’apertura delle Olimpiadi». In realtà, dal mondo arabo arrivano messaggi che farebbero ben sperare: Milad Agila, capo della rappresentativa olimpica libica, ha dichiarato che «le Olimpiadi è la festa dei popoli e della pace. Quindi noi del comitato olimpico della Libia siamo assolutamente favorevoli all’idea di fare un minuto di silenzio per ricordare le vittime israeliane di Monaco ‘72». Segnali di apertura arrivano anche dall’Iran, il cui capo della delegazione olimpica ha assicurato che gli atleti iraniani non avranno problemi a gareggiare con gli atleti israeliani.

Le buone notizie arrivano quando meno te lo aspetti.

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