L'ultimo schiaffo alla Lega: la Tanzania rifiuta l'"investimento" - Notizie.it
L’ultimo schiaffo alla Lega: la Tanzania rifiuta l'”investimento”
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L’ultimo schiaffo alla Lega: la Tanzania rifiuta l'”investimento”

E’ il giorno dell’Orgoglio Leghista: questa sera a Bergamo un pullulare di camicie verdi, rigorosamente munite di scope come simbolo della pulizia invocata da Maroni, faranno sentire la propria voce per mantenere in vita il partito e far arrivare la vicinanza del popolo del Carroccio ai leaders vecchi e nuovi. Ma quella di martedì è una giornata ricca di altri avvenimenti per la Lega: in primo luogo quello dell’apertura di un nuovo filone di indagine legato alle dichiarazioni di Carla Ruscitelli, l’ex tesoriera che accusa i vertici del partito di aver approvato bilanci irregolari e di aver effettuato pagamenti in nero. Ma soprattutto è il giorno dell’umiliazione estrema, quasi filosofica, superiore anche a quella delle dimissioni a raffica e dei video imbarazzanti. La Tanzania ha rifiutato i denari di Via Bellerio.

Questo almeno è quanto risulta dall’interrogatorio di Paolo Scala, il dirigente leghista indagato insieme a Belsito. Se infatti poco più di un milione del denaro “sparito” sarebbe finito in un fondo cipriota, i 4,5 milioni che dovevano essere versati in una banca della Tanzania non sono in realtà mai arrivati in Africa, e per questo nell’interrogatorio si è parlato solo di un “tentativo di investimento”.

Il motivo? I sospetti dell’istituto di credito locale, evidentemente poco convinta di un’operazione parsa subito molto particolare. Perché un partito italiano doveva rivolgersi ad una banca africana? Da qui i dubbi ed il vade retro arrivato dall’Africa. Una vera beffa per la Lega che da oltre vent’anni si poggia sul no all’immigrazione, senza distinzione di colore e provenienza. Questa volta il divieto di sbarco è arrivato per i denari del partito che sono stati prima congelati dall’istituto di credito tanzaniano e poi rispediti al mittente con tanto di ricevuta di ritorno. “Indesiderati”: e per salvarli non sarebbe bastato neppure un permesso di soggiorno rinnovato. O la legge Bossi-Fini.

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