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Made in Tiggì
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Made in Tiggì

All’inizio faceva qualche apparizione tv, dissacrante e incomprensibile per la maggior parte di noi poi, con l’andare del tempo, come se seguisse una logica dettata da una strategia contro il potere mediatico, quelle sue entrate in scena prive di invito diventarono quasi consuete a tal punto da addomesticarci per la novità, facendoci tifare per lui anche senza una ragione logica o sensata. Altri ancora lo avranno sostenuto per averci mostrato lo smilzo e bianco torace in qualche scoop, o forse per l’audacia con cui si intrometteva nelle dirette televisive dando spallate ai cronisti sino a farsi portare via dalle Forze dell’Ordine. Questo era Gabriele Paolini, o quello che ne rimane, il disturbatore televisivo più noto in Italia il quale ne ha fatto una «quasi professione», sfruttando la televisione altrui e facendosi a sua volta sfruttare da abbindolatori dello share, sino ad entrare nelle nostre case facendoci credere che il suo abuso della mediaticità fosse un ruolo appropriato per questa epoca, ma l’unico abuso è stato fatto su dei ragazzini, ammaliati dal suo nome e dal suo ruolo di guerriero occhialuto anti giornalismo.

Si sono lasciati plagiare e convincere da un nome noto, odiato e invidiato da tanti Tg.

Giovani sognatori quindicenni aggrappati a un mito della televisione, a un paladino improvvisato e ammirato, a un giustizialista del nulla molto spesso portato in scena per fare audience, quando le notizie erano prive di notizia. Adesso è facile ergersi cavalieri votati al sacrificio quando non c’è più nulla per cui sacrificarsi, o diventare accusatori di chi, grazie a quelle dirette televisive ‘da asporto’, si era creato un harem di adolescenti pronti a difendere il loro ideale di uomo: una commistione tra coraggio e oltraggio. Eppure eccolo nuovamente qui Paolini, protagonista di un reato ignobile e infame come quello della pedopornografia e degli abusi sessuali ai suoi “fans” minorenni, consumati in una fatiscente cantina in Piazza Bologna a Roma. Sotto il compenso che andava dai 15 ai 40 euro, Paolini si mostrava buono, accompagnando i ragazzi ovunque, portandoli addirittura a casa dei suoi genitori e presentandoli come amici. Scrivendo di lui in quasi tutti i giornali — noi compresi — abbiamo issato un totem sociale da avanspettacolo, l’ex simpatico e l’ex buono, forse reazionario ma…di quale contesto politico o etico?

Paolini fa ancora parlare di se stesso, benché non abbia mai passato provini o test di bellezza per le sue esilaranti comparse, e in pochi abbiamo compreso appieno le sue contestazioni grottesche; gli unici ad averle capite erano quelli che gli davano una pacca sulla spalla per farlo andare in onda.

Se Paolini non fosse stato costruito ad hoc, non sarebbe balzato sulla cronaca con tanto scalpore, ma si sarebbe confuso, purtroppo, tra molti altri molestatori e pedofili privi di un volto conosciuto. Per ora rispettiamo il dolore dei familiari dei ragazzi, vittime della tv più che di un contestatore made in Tiggi .

1 Commento su Made in Tiggì

  1. Hai detto benissimo quello che volevo dire io, ma non ero in grado di rappresentare in modo cosi conciso.
    Concordo che Paolini e stato costruito ad hoc, ed e vero che in primis dobbiamo rispettare il dolore dei familiari dei ragazzi, che sono vittime di questa televisione.

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