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Madre di bambini autistici racconta la sua testimonianza
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Madre di bambini autistici racconta la sua testimonianza

Madre di bambini autistici racconta la sua testimonianza
Madre di bambini autistici racconta la sua testimonianza

L'emozionante testimonianza di una mamma di due bambini autistici. Naomi e Isaac sono bambini speciali. Ecco come affrontano la vita e la scuola. Miriam Gwynne è una mamma davvero fortunata

Miriam Gwynne, è il nome della mamma dei due bimbi autistici. La famiglia vive in Scozia. Da quando Miriam ha scoperto che i suoi due bambini erano autistici ci sono stati più di un problema e mille difficoltà. La mamma era molto preoccupata quando la piccola doveva affrontare il primo giorno di scuola.

“Come ogni mamma ero terrorizzata quando mia figlia ha iniziato la scuola a tempo pieno. Anche se l’ho vestita e messa a posto con il suo cravattino, mi sono chiesta ancora una volta se quello sarebbe stato il posto giusto per lei, in mezzo a tanta gente” racconta Miriam.

“Avevo inoltre più motivi di altre mamme per essere preoccupata, dal momento che a mia figlia è stato diagnosticato un mutismo selettivo e una forma di autismo. Inoltre, fino a quel giorno, non era ancora in grado di vestirsi da sola o di usare correttamente il vasino. Alla tenera età di 5 anni, poi, mia figlia porta già un pesante fardello su di sé.

Spesso mi chiedo se i professionisti si rendono conto del peso quotidiano che anche i fratelli portano sulle loro spalle ogni giorno.

La stessa diagnosi che è toccata alla mia bella bimba dagli occhi blu, infatti, riguarda anche il suo fratello gemello. Lui ha esigenze ancora più complesse. Ha tumori, una forma grave di autismo, un comportamento provocatorio, e forme di ritardo mentale e verbale molto serie. Lei deve già convivere con queste cose quotidianamente, alla fragile età di cinque anni”

Il racconto toccante di questa mamma continua:

“Come avrebbe reagito senza la sua presenza e con la scuola a 14 miglia di distanza? Come avrebbe fatto a soddisfare le sue esigenze personali, se non è in grado di parlare? La sua ansia e vulnerabilità la potrebbero rendere facile bersaglio per i bulli? Lo stress domestico potrebbe causare problemi al suo apprendimento? Ero preoccupata. E non smettevo di farmi domande.

Ma qualcosa è cambiato in quella prima settimana di scuola. Un giorno la sua maestra di sostegno mi ha detto che la mia speciale, fragile, silenziosa bambina aveva effettivamente cambiato tutto in classe senza dire nemmeno una parola.

Si scopre infatti che in classe c’erano altri due bambini che rimanevano in silenzio, ma per un motivo molto diverso: non erano in grado di parlare inglese. Per comodità mia figlia è stata messa a sedere accanto a loro, di modo che l’insegnante potesse assisterli tutti e tre più facilmente. Ma nessuno dei docenti parlava russo e tutti stavano ancora cercando di capire quale fosse il modo migliore per aiutare questi bambini.

L’insegnante ha fatto lezione e i bambini si sono seduti sul pavimento. La mia bambina si è seduta, ha ascoltato con attenzione e poi è tornata al suo posto. Ali bambini era stato chiesto di disegnare un quadrato e di inserire i loro nomi nella parte superiore del foglio. Mentre tutti i bambini hanno iniziato a prendere le matite e le penne, desiderosi di cominciare, Naomi se ne è rimasta seduta. Osservava come l’assistente in aula cercasse il modo di aiutare gli altri due bambini che non riuscivano a capire cosa fosse stato loro richiesto.

Naomi si è alzata dalla sedia e si è avvicinata ai due bimbi. Ha preso il contenitore dell’acqua dal centro della scrivania e lo ha posizionato accanto a loro. In silenzio ha preso ogni bambino per mano e ha indicato il suo nome e poi la parte superiore del loro foglio di carta. Poi ha preso un pennarello e ha cominciato a segnare con un tratto leggero la loro carta e a indicare quello che gli altri stavano facendo.

Ha atteso che loro cogliessero il suo tentativo di comunicare senza la lingua e loro lentamente hanno cominciato a copiare il loro nome e hanno iniziato a disegnare. Lei li ha guardati e ha sorriso. Solo allora è tornata al suo posto per cercare di scrivere il suo nome. L’insegnante osservava. E per la commozione è scoppiata a piangere in classe.

Quel giorno, proprio la bimba più improbabile della classe aveva insegnato a tutti la lezione.

La bambina cui è stato diagnosticato un disturbo di comunicazione, in realtà ha mostrato a tutti come comunicare. Lei non conosce il russo. Ma vivere con un fratello muto, che ha esigenze complesse, le ha insegnato qualcosa che è stata in grado di trasmettere a tutta la classe pur senza dire una parola. Lei non ha bisogno di parole per aiutare le persone.

Io sono ancora preoccupata. Ma so che tutto ciò che vive in mia figlia è in qualche modo capace di trasformare la cenere in bellezza. E io non potrei essere più orgogliosa di lei”.

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