Mafia, il pentito Lo Verso: "Saverio Romano e Totò Cuffaro sono nelle nostre mani" - Notizie.it
Mafia, il pentito Lo Verso: “Saverio Romano e Totò Cuffaro sono nelle nostre mani”
Catania

Mafia, il pentito Lo Verso: “Saverio Romano e Totò Cuffaro sono nelle nostre mani”

Una confidenza, risalente al 2003, espressa dal boss Nicola Mandalà attesterebbe il coinvolgimento del ministro per le Politiche agricole Saverio Romano, sul quale, già, pende una richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

PALERMO – Parole di fuoco e pesanti come macigni quelle trascritte nei verbali del pentito di Cosa Nostra, Stefano Lo Verso, faccendiere e autista di Bernardo Provenzano, uomo d’onore di Ficarazzi, vicino Villabate, alle porte di Palermo. Proprio a Villabate operò la famiglia mafiosa dei Mandalà. Il padre, Nino, condannato in primo grado per associazione di stampo mafiosa, e il figlio, Nicola, già ergastolano. Furono proprio loro ad organizzare la “trasferta” a Marsiglia di Bernardo Provenzano, per un’operazione alla prostata e poi a un braccio, tra il luglio e l’ottobre del 2003.

Saverio Romano e Totò Cuffaro. Dai verbali dell’autista di Ficarazzi, giungono nuove accuse al ministro delle Politiche agricole. Una confidenza del boss, Nicola Mandalà, di Villabate, rivelerebbe il legame con il ministro Saverio Romano: «Mi promise che si sarebbe attivato, poi allargò il discorso e iniziò a parlare di argomenti politici.

Mi disse che non c’erano problemi neppure a livello regionale e nazionale. Affermò: “Non abbiamo nessun problema neppure con i partiti del centro, abbiamo nelle mani Saverio Romano e Totò Cuffaro”» Il passaggio di questa confidenza è contenuto nel ricorso in appello dei pubblici ministeri di Palermo Nino Di Matteo e Francesco Del Bene contro l’assoluzione di Cuffaro dall’accusa di concorso esterno in associzione mafiosa.

Mafia e politica. Le parole del pentito Stefano Lo Verso coinvolgono anche Bernardo Provenzano: «Mi rivelò la sua identità confermando i sospetti che io nel mio intimo avevo già cominciato a nutrire. Notando l’evidente mio timore, dovuto al fatto che tenevo in casa un latitante di quella importanza, il Provenzano mi tranquillizzò dicendomi “stai tranquillo, sono protetto dai politici e dalle autorità. Non ti preoccupare, a me non mi cerca nessuno”».

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