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Malato di SLA decide di morire: il primo caso in Italia

Malato di SLA decide di morire: il primo caso in Italia
Malato di SLA decide di morire: il primo caso in Italia

In Italia un malato di SLA, stanco delle continue sofferenze, decide di morire. E’ il primo caso che viene fatto su un paziente affetto da questa patologia.

“Voglio dormire fino all’arrivo della morte, senza più soffrire”. Sono le parole pronunciate da Dino Bettamin, un macellaio di 70 anni, stanco di sofferenze che durano da più di cinque anni e che ha deciso di ricorrere alla sedazione palliativa per mettere a termine i suoi giorni, la sua vita.

“Era una chiara richiesta di sedazione basata su un chiaro sintomo refrattario, dato da un‘angoscia incoercibile anche con farmaci e trattamenti psicologici, nonostante tutta l’umanità e la professionalità con cui è stato assistito nelle varie fasi della patologia”, sono le parole degli infermieri dell’ospedale, mentre la moglie afferma: “Mio marito era lucido e ha fatto la sua scelta. Così dopo l’ultima grave crisi respiratoria è iniziato il suo cammino”.

Una infermiera parla di aumentare il dosaggio e dei suoi ultimi istanti, dicendo: “Non ha mai chiesto di spegnere il respiratore, nonostante la legge lo consenta nei casi di sedazione profonda.

Anzi, lo terrorizzava l’ipotesi di morire soffocato. Ha optato per una scelta in linea con la legge, la bioetica e la sua grande fede”. Ovviamente la storia di quest’uomo, morto ieri, riapre il caso sull’annosa questione della sedazione palliativa e dell’eutanasia.

La sedazione palliativa è una pratica medica, che usa l’induzione di un sonno profondo arrivando poi alla morte, attraverso la somministrazione di farmaci. Secondo quanto dispone la legge italiana, la sedazione profonda è lecita e non centra nulla con l’eutanasia, considerata ancora reato in Italia. Con questo tipo di sedazione, il dolore viene lenito e risulta essere meno sopportabile.

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Simona Bernini

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