Manovra 2010: le Regioni non ci stanno e annunciano battaglia - Notizie.it
Manovra 2010: le Regioni non ci stanno e annunciano battaglia
Economia

Manovra 2010: le Regioni non ci stanno e annunciano battaglia

Regioni in rivolta contro i tagli previsti dalla manovra di Tremonti

Il presidente della Regione Lombradia, Roberto Formigoni

Continua la protesta delle Regioni che proprio non ci stanno con i tagi previsti dalla manovra economica 2010 e chiedono al Governo di rivederla, in quanto irricevibile. A scatenare il “putiferio” non sono solo le regioni dei Governatori di sinistra, ma anche la Lombradia di Formigoni e l’Abbruzzo di Chiodi, molto critici nei confronti delle misure previste.

Ma come mai si protesta?

Stando alle carte la maggioranza è oggi federalista, il che significa che le manovre dovrebbero essere scritte da Governo, Regioni ed Enti locali, il che invece non è avvenuto con la manovra appena varata, disegnata da Tremonti in totale autonomia e quindi incompatibile con le leggi attuali. Il che è già grave se non fosse poi che la manovra è molto “dura” nei confronti dell’economia regionale e a confermarlo sono i numeri, impietosi nella loro evidenza. Alle regioni è stato infatti chiesto un risparmio nel 2011 dui circa 4,5 miliardi su un totale di riduzione di spesa di 10 miliardi, ovvero circa il 40%, al quale si deve però anche aggiungere il mezzo miliardo per la spesa sanitaria, e arriviamo così al 50%.

Per il 2012 il contributo delle Regioni deve essere pari a 6,2 miliardi, ovvero il 40% della spesa totale.

Le regioni a statuto ordinario al netto della sanità hanno una spesa complessiva di 32miliardi di euro, quindi un taglio di 4,5 miliardi è pari ad una contrazione del 14% della spesa, fermo restando che la spesa regionale sul totale di quella pubblica è del 20%, dato che scende al 7% se la spesa regionale viene calcolata al netto di quella sanitaria. In pratica si chiedono i sacrifici maggiori a chi ha minor spesa, il che risulta ancora più assurdo se si considera che il 10% dei tagli sono lineari, ovvero relativi ai ministeri all’interno dei quali è più facile colpire i fondi nazionali anzichè le consulenze per i ministri.

In cosa si traducono questi numeri?

Semplice, più tagli ai servizi!

Alla sproporzione dei tagli prevista dalla manovra si aggiunge anche il fatto che questa viola il principio meritocratico per quelle regioni che si sono dimostrate più virtuose, chiedendo in pratica lo stesso sforzo a tutti, senza analizzare quali sono le situazioni di maggior spreco e dove occorre effettivamente tagliare.

© Riproduzione riservata

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