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Manovra economica: scontri e polemiche
Economia

Manovra economica: scontri e polemiche

La manovra economica è passata e già infuriono le polemiche

Il Ministro Roberto Calderoli

Dopo la parziale reistrittura e gli aggiustamenti al testo della manovra econimica da parte del Governo e sotto la supervisione del settosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il decreto da 56 articoli ha ricevuto la controfirma da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Via libera, quindi, al testo che nonostante le modifiche sta suscitando una valanga di polemiche e non solo nell’opposizione ma anche in seno alla maggioranza.
Il testo definitivo ha salvato dalla soppressione alcuni enti e ha apportato altre modifiche agli articoli della manovra, ponendo così termine alla complessa vicenda dell’approvazione, rendendo operativo il testo nella versione attuale, fermo restando la possibilità di introdurvi delle modifiche ove necessario.
Nel frattempo le proteste montano e non solo da parte dei magistrati, dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, dei sindacati e dei medici ma anche da parte della compagine politica, con qualche sorpresa.
Il PD aveva già detto la sua tramite il proprio leader, Bersani, sottolineando come l’opposizione bocciasse fermamente la manovra, senza se e senza ma.

A confermarlo sono bastate le parole di Stefano Fassina, l’uomo di Bersani per l’economia, noto anche per la sua pacatezza e calma, che in occasione del varo della manovra ha assunto invece dei toni abbastanza pesanti:
“La manovra tocca le fasce più deboli mentre chi ha redditi da 20 milioni l’anno come il premier non versa neanche un euro per aiutare i sacrifici”. E poi c’è Sergio D’Antoni che ha puntato il dito sulla «svolta antimeridionalista» del governo; Matteo Colannino che ricorda quanto i sacrifici “si scaricheranno sulle fasce più deboli”; e Beppe Fioroni che vorrebbe una “tassa sulla cricca, una patrimoniale del 10 per cento su quanti hanno usufruito dello scudo fiscale”.
Insomma un’opposizione su tutti i fronti che, francamente, ci si poteva anche aspettare dal PD.
Hanno invece sorpreso gli scontri nella maggioranza e non solo quelli mai dichiarati tra Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi, ma anche le frecciatine lanciate alla manovra da altri leader importanti della maggioranza come Gianfrano Fini.
L’ultimo che ha detto la sua è stato Roberto Calderoli che se l’è presa con la casta del servizio radiotelevisivo.
“Le manovre non sono mai belle, ma possono essere necessarie, a condizione – come la Lega ha chiesto – che i sacrifici siano di tutti. Non potendo intervenire sull’autonomia degli organi costituzionali, abbiamo chiesto loro un intervento a cui stiamo già dando seguito ma, a fronte di questi sacrifici, dobbiamo chiederne anche al concessionario del servizio radiotelevisivo pubblico, ossia alla Rai. Non esistono al mondo liquidazioni come quella di Santoro o stipendi da favola pagati per ‘stare in panchina’ e non lavorare. Le regole della manovra devono essere applicate anche all’interno della Rai, altrimenti si ridiscute il pagamento del canone”.
Probabilmente giusto ma sull’esiguo taglio agli stipendi dei ministri il Ministro della Semplificazione cosa ha da dirci?

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