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Manovra finaziaria 2010: le ripercussioni su lavoro e Tfr
Economia

Manovra finaziaria 2010: le ripercussioni su lavoro e Tfr

La manovra del Governo Berlusconi avrà delle ripercussioni importanti sul mondo del lavoro e sulle pensioni

Pensioni e TFR

Stando agli ultimi aggiornamenti che prevongono circa la manovra economica del Governo non sono troppo incoraggianti, almeno per il settore pubblico. Saranno proprio i dipendenti pubblici, infatti, a pagare il prezzo più alto e le riforme avranno un effetto immediato. Si partirà dai contratti, visto che i dipendenti della pubblica amministrazione dovranno dire addio agli aumenti previsti per almeno tre anni, mentre chi ambisce ad un posto statale dovrà mettersi il cuore in pace, in quanto il blocco del turn over resterà bloccato per altri due anni.
Non va bene sul versante dei contratti a termine, per i quali le spese saranno ridotte del 50%, mentre chi si appresta a lasciare il proprio posto di lavoro si vedrà pagata la buonuscita in rate nell’arco di tre anni, mentre per i calcoli verranno utilizzati i parametri in vigore per il Tfr del settore privato.
A cambiare saranno anche le finestre per il pensionamento visto che, a partire dal 2011, il termine per andare in pesnione sarà spostato da 9 mesi ad un anno per i dipendenti pubblici, da 15 a 18 mesi per quanto concerne gli autonomi.

In conclusione tutti andranno in pensione più tardi, mentre non sono stati previsti interventi strutturali per quanto concerne i requisiti.
Per quanto concerne le famigerate finestre, quelle fisse verranno sostituite da una finestra mobile che prevede la decorrenza del pensionamento di anzianità dai 9 mesi attuali a 12 dopo la maturazione dei requisiti per quanto riguarda i lavoratori pubblici e privati, da 15 a 18 mesi per i lavoratori autonomi. Per le donne la riforma dell’età pensionabile verrà velocizzata, così le statali finiranno con l’andare in pesnione a 65 anni, arrivando a regime non più nel 2018 ma bensì nel 2016. Gli scatti di un anno sono previsti a partire dal 1° gennaio 2010 e, poi, dal 1° luglio 2011, ogni 18 mesi. Quindi si esce a 62 anni al luglio 2011, a 63 a gennaio del 2013, a 64 anni a luglio 2014 e a 65 anni a gennaio del 2016.
Diventano più rigidi anche i parametri per le pensioni di anzianità: sale da 74% all’85% la percentuale per il riconoscimento dell’assegno pensionistic, mentre sarà adottato il pugno di ferro contro i falsi invalidi.

La manovra prevede infatti circa 100mila verifiche straordinarie nel 2010 e 200mila per 2011 e 2012.
Un operazione che potrebbe fruttare al Governo risparmi per circa 2,5 miliardi per quanto concerne le spese strutturali ma che di certo costerà, in termini di sacrifici, molto di più agli italiani.

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