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Mario Draghi è il favorito per governare la Banca Centrale Europea

L’11 febbraio Axel Weber, presidente della Banca Centrale Tedesca, la Bundesbank, ha annunciato le dimissioni “per motivi personali” dopo un vertice con la cancelliera Angela Merkel e il Ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. La prossima settimana sarà annunciato il successore.

Questa decisione, però, sembra tagliare fuori Weber dalla corsa per la successione di Jean-Claude Trichet, attuale governatore della Banca Centrale Europea, che lascerà l’incarico il prossimo autunno. La Francia ha da sempre osteggiato lo spigoloso Weber, per la sua ostentata avversione all’acquisto di titoli di Stato da parte della BCE. La Merkel, desiderosa di porre alla guida della BCE un tedesco, potrà ora candidare un altro uomo, magari più gradito a Sarkozy.
Ma Weber stesso ha rinunciato alla corsa, dichiarando di essere solo nella lotta contro l’inflazione, incubo dei tedeschi.

Il Ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti non si lascia scappare l’opportunità e dichiara che la candidatura di un italiano “sarà sostenuta dal governo”.

Tremonti indica anche il candidato: è Mario Draghi, attuale governatore della Banca d’Italia. Il suo prestigio internazionale è alto, l’esperienza abbondante e il curriculum molto ricco.

La vittoria di Draghi non è scontata: agli occhi europei appare infatti l’espressione di un governo super-indebitato; suona male anche il sostegno dato da Tremonti, che in passato non ha mancato di attaccare Draghi. Potrebbe invece candidare Lorenzo Bini-Smaghi, oggi membro del board della BCE, o Vittorio Grilli, Direttore Generale del Tesoro.

Il Financial Times ritiene Draghi “l’uomo giusto per guidare la BCE”. Nell’editoriale di Wolfgang Munchau si legge che si tratta della “nomina più importante in Europa da decenni perché rappresenta una dichiarazione politica sulla volontà e la capacità dell’Eurozona di risolvere la crisi”. Infatti, una cattiva gestione di questa “lotta per la successione” potrebbe portare a un aumento del divario tra il Nord e il Sud dell’Europa, determinando un’ulteriore perdita di fiducia.

La persona adatta al ruolo deve avere un mix di qualità: “un banchiere centrale di esperienza con una profonda conoscenza delle questioni monetarie e finanziarie, nonché del sistema finanziario; in grado, poi, di formare consenso in un Consiglio direttivo difficile e spesso diviso, e anche di presentare questo consenso all’esterno e di tenere testa a leader europei di primo piano come il Cancelliere tedesco e il Presidente francese … un rappresentante credibile all’esterno, anche verso gli investitori globali”. Solo uno dei candidati disponibili soddisfa questi criteri: Mario Draghi, descritto come “un economista esperto che conosce il sistema finanziario globale dall’incarico svolto come presidente dell’Fsb e abituato a trattare con uomini politici difficili”. La Merkel dovrà quindi riuscire a far piacere un candidato italiano al popolo tedesco, che osteggia Draghi per tre motivi: appartiene a quella che viene ormai chiamata “Debitolandia”; ha lavorato a Goldman Sachs; infine, per il Sole 24 Ore esiste un celato pregiudizio contro gli italiani. Ma d’altronde Draghi sembra muoversi verso una ferma condanna della “cultura del debito”, e tra tutti i candidati spicca come il più originale, coraggioso, innovatore e globale.
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Un altro sostenitore è Nouriel Roubini.

D’altronde, è importante anche testare il favore dei mercati, che da sempre determinano i destini delle azioni concrete. E secondo un sondaggio della Reuters, sono 29 su 45 gli economisti favorevoli al successo di Draghi.

Il 15 febbraio Draghi ha rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, in cui mostra la propria condanna a “Debitolandia” e indica il modello tedesco come via da seguire.

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