Mark Zuckerberg davanti al Senato Usa: "Ho sbagliato"
Mark Zuckerberg davanti al Senato Usa: “Ho sbagliato”
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Mark Zuckerberg davanti al Senato Usa: “Ho sbagliato”

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Il cofondatore di Facebook ha risposto alle domande dei senatori riguardo al coinvolgimento del social network nel caso Cambridge Analytica.

Mark Zuckerberg, cofondatore e amministratore delegato di Facebook, è apparso oggi in audizione davanti alle Commissioni Commercio e Giustizia del Senato degli Stati Uniti a causa dello scandalo Cambridge Analytica. Il trentenne, in giacca e cravatta e con l’espressione molto seria, ha spiegato che “(…) non basta connettere le persone e dar loro voce: bisogna garantire verità e sicurezza. (…) Per gran parte della nostra esistenza ci siamo concentrati su tutto il bene che le persone in grado di comunicare possono portare”. Zuckerberg aggiunge: “Non abbiamo fatto abbastanza per impedire che questi strumenti vengano usati anche in modo dannoso. Ciò vale per le fake news, per le interferenze straniere nelle elezioni e i discorsi di incitamento all’odio, così come per la privacy” e ammette: “Non abbiamo affrontato in modo sufficiente le nostre responsabilità e questo è stato un grosso errore. Un mio errore, e mi dispiace. Ho creato Facebook, lo gestisco io e sono responsabile di ciò che vi accade”. Zuckerberg ha risposto alle domande di 44 senatori, si è assunto la piena responsabilità degli errori commessi, ma spesso non ha citato dati o cifre precise.

La sicurezza dei dati degli utenti

Zuckerberg ripete più volte, in primo luogo al senatore repubblicano Ron Johnson, di utilizzare solo i dati degli utenti necessari al funzionamento della piattaforma e di non averli mai venduti.

“Facebook assicura a tutti gli utenti la possibilità di cancellare in ogni momento i propri dati e le proprie informazioni”. Spetta agli iscritti insomma decidere cosa pubblicare e condividere. Il Ceo di Facebook inoltre si dimostra consapevole che una regolamentazione legislativa può aiutare “(…) a cristallizzare le norme sul trattamento dei dati personali, stabilendo che cosa le piattaforme possano o non possano fare”. “Come mai nel 2015, quando avete capito che Cambridge Analytica era entrata in possesso di quelle informazioni, non avete avvertito gli utenti?” chiede il democratico Bill Nelson. Zuckerberg ripete una frase già pronunciata in precedenza: “Abbiamo chiesto a Cambridge Analytica di cancellare quei dati. Non avremmo dovuto fidarci soltanto della loro parola. Abbiamo commesso un errore”.

Troppi ritardi

Il repubblicano John Thune, senatore per lo stato del Dakota del Sud, ha domandato come sia possibile che i dati di 87 milioni di persone siano in possesso di Cambridge Analytica. La sua collega democratica Dianne Feinstein, in precedenza sindaco di san Francisco, domanda come mai i dirigenti del social network non siano intervenuti quando erano a conoscenza dei fatti dal 2015.

Zuckerbeng risponde di essere ormai consapevole che la società di analisi britannica possa aver raggiunto un numero estremamente vasto di utenti; “Ci vorrà del tempo, ma andremo fino in fondo e ci assicureremo che non accada più. (…) Non dobbiamo solo costruire strumenti, ma anche assicurarci che siano usati bene”.

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La campagna elettorale Usa

Durante la campagna elettorale statunitense, che ha portato alla vittoria di Donald Trump, lo staff che ha curato la comunicazione del futuro Presidente ha mandato numerosi messaggi personalizzati ai potenziali elettori proprio grazie ai dati di Cambridge Analytica. La società di consulenza britannica combina l’analisi dei dati con la comunicazione strategica per la campagna elettorale ed è stata fondata nel 2013 da Robert Mercer e Steve Bannon, uno dei collaboratori più importanti di Trump fino alla seconda metà del 2017. Inoltre, nel 2016, si sviluppa il progetto Alamo che si è occupato proprio della comunicazione social del miliardario americano. Negli uffici sono presenti anche analisti di Google e Facebook, ma Zuckerberg risponde di non esserne a conoscenza.

Il Cremlino

Sui tentativi della Russia di influenzare le opinioni pubbliche degli altri paesi, Il Ceo di Facebook avvisa che “entro fine anno avremo 20.000 persone che si occuperanno solo della sicurezza”. E specifica: “Stiamo collaborando con il procuratore Robert Mueller.

La nostra cooperazione è chiaramente riservata e non posso rivelare altro”.

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