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Martina Santandrea sul bronzo alle Olimpiadi: “Resterà per sempre la cosa più bella della mia vita”

"Non abbiamo mai fatto gite e feste, come fanno gli altri ragazzi, ma le emozioni e le soddisfazioni che ti dà lo sport vanno oltre qualsiasi cosa". L'intervista a Notizie.it.

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Martina Santandrea non è semplicemente una ginnasta. È una delle Farfalle: fa parte della Nazionale di ginnastica ritmica italiana e ha vinto con la sue compagne la medaglia di bronzo a Tokyo 2020 e si racconta a Notizie.it.

Sei molto giovane, a che età hai cominciato a fare ginnastica ritmica?

Ho 22 anni e ho iniziato a fare ginnastica a 7 anni.

Nella ginnastica ritmica bisogna iniziare quando si è molto piccole. Ci sono ginnaste che già all’età di 3 anni sono dentro una palestra, anche perché la nostra carriera finisce relativamente presto. A 22 anni posso già considerarmi “un’anziana”.

Ci racconti qual è la tua giornata tipo?

Ci alleniamo dal lunedì al sabato, 8 ore al giorno, tranne il mercoledì quando ci alleniamo solo la mattina. Le giornate si dividono in due sessioni di allenamento: dalle 8 alle 13.30 e dalle 15 alle 18.

Sono allenamenti abbastanza lunghi, perché abbiamo varie sessioni. Nella prima ci occupiamo di riscaldamento, preparazione fisica e potenziamento muscolare. Ogni giorno facciamo un’ora e mezza di danza classica, che è molto importante per la ginnastica, in quanto ti dà un’impostazione per il movimento e l’eleganza da portare in pedana. Poi facciamo un esercizio la mattina e un altro il pomeriggio. Nel programma da portare alle gare abbiamo due esercizi: quest’anno sono i 5 cerchi e i 3 nastri e le 2 palle.

Qual è il tuo preferito?

Sono sincera: ancora non lo so, il nastro non è proprio uno dei miei attrezzi preferiti, perché è uno dei più difficili da utilizzare. È lungo 6 metri e in una squadra di 5 ragazze è abbastanza impegnativo. A volte vengono i nodi ed è abbastanza difficile da gestire. Ad ogni modo, dopo l’allenamento si va dal fisioterapista, in più siamo iscritte all’università: io faccio Scienze motorie.

Come fai a fare tutto?

Si fa…

è impegnativo perché il tempo libero non è molto, ma riusciamo a ritagliarci i nostri momenti. Fortunatamente siamo una squadra unita al 100%: vivendo insieme da ormai quasi 6 anni, siamo diventate sorelle. C’è una convivenza che va al di là dell’amicizia. Condividiamo tutto, dalla palestra a tutto ciò che sta al di fuori della palestra. La fortuna di vivere con queste ragazze delle giornate no e molto pesanti è qualcosa di meraviglioso. Loro ci sono sempre.

Ti concedi mai qualche sgarro? Anche dal punto di vista alimentare, immagino avrete un’alimentazione molto rigida

Seguiamo un’alimentazione giusta e sana, ma mangiamo un po’ di tutto. Indossiamo un body, quindi dobbiamo essere molto longilinee. Però abbiamo un’alimentazione normale: ogni tanto anche noi ci concediamo qualche sgarro.

Qual è il tuo preferito? Su cosa ti butti quando hai la possibilità di sgarrare?

La pizza è lo sgarro numero uni, ma anche il gelato è molto apprezzato.

Cosa pensate durante l’esecuzione dell’esercizio, soprattutto in gare importanti come le Olimpiadi?

È una bella domanda. Ognuna è diversa. Siamo in squadra e dobbiamo considerare che le variabili possono cambiare da un momento all’altro. Quando una tua compagna ti lancia un attrezzo, non sai mai come te lo ha lanciato. Quindi devi essere sempre attenta, pronta e lucida mentalmente per risolvere qualsiasi situazione. Quando si arriva a una Olimpiade tutto è studiato in maniera perfetta e dettagliata, quindi è raro che succedano cose eclatanti. Io penso molto all’esercizio, in maniera molto schematica e abbastanza lineare. Alle Olimpiadi mi ricordo che facevo gli esercizi e davanti a me vedevo quei 5 cerchi enormi e mi dicevo: “Wow, sei davvero qua”.

Cos’hai provato quando hai saputo che saresti andata alle Olimpiadi?

È il sogno di ogni atleta. È il sogno più grande che avevo nel cassetto. Ho provato un senso di gioia e felicità immenso. La medaglia è stato il coronamento più grande che potesse esserci. Sono sempre stata una ragazza un po’ riservata, dentro di me sapevo che questo sarebbe stato il mio sogno, ma non ho mai esternato il desiderio di fare una Olimpiade. Arrivare e vincere anche una medaglia è stato qualcosa di incredibile. Rimarrà la cosa più bella della mia vita. Ancora mi sembra una cosa pazzesca. Sicuramente è stata una medaglia sofferta e conquistata con i denti, con la fatica e con il sudore. Stringendola tra le mani, ho sentito tutto quello che ho fatto per ottenerla.

Quali sono i prossimi progetti?

Noi abbiamo il Mondiale a metà settembre: le prime tre squadre si qualificano già per le prossime Olimpiadi. È un gran bell’obiettivo. La squadra è rimasta la stessa, quindi tra di noi c’è ancora questa intesa enorme e la voglia di ripetersi e far vedere che abbiamo la medaglia olimpica. Entrare in pedana è una gran bella responsabilità, ma noi stiamo lavorando e ce la metteremo tutta come sempre.

Qual è la cosa che ti piace di più della ginnastica ritmica? La cosa che ti ha spinto a iniziare e ti ha fatto innamorare della disciplina.

L’unione tra il movimento e la musica. Durante un esercizio raccontiamo una storia e ogni volta è diversa. Alle Olimpiadi per un esercizio avevamo la musica del grande maestro Cacciapaglia, per un altro esercizio avevamo una musica completamente diversa che richiamava il Giappone. Questo modo di potersi esprimere con la musica e con gli attrezzi – che ormai sono diventati parte di noi e a volte ci parliamo – mi ha sempre affascinato. Se dopo così tanti anni ancora faccio ginnastica, significa che questa passione è proprio dentro di me. Oltre alla vita in Nazionale, anche quando ognuna era nelle proprie società lo sport ci ha richiesto tante ore di allenamento e tanti sacrifici. Non abbiamo mai fatto gite e feste, come fanno gli altri ragazzi, ma le emozioni e le soddisfazioni che ti dà lo sport vanno oltre qualsiasi cosa.

Non ti manca una vita “normale”?

No, perché le emozioni che dà questo sport nella vita non le troveremo mai, mentre potremo recuperare tutto quello che non abbiamo fatto.

Non ti fa rabbia che di alcuni sport come la ginnastica ritmica se ne parli solo durante le Olimpiadi e poi scompaiono per il grande pubblico?

Grazie a tanti anni in cui la ginnastica ha vinto tanto – la nostra allenatrice è la più medagliata dello sport italiano – anche la ginnastica sta prendendo sempre più piede e se ne parla sempre di più. Ci siamo esibite al Festival di Sanremo, sul palco dell’Ariston, e abbiamo raggiunto il picco di spettatori che stavano guardando la televisione durante la serata. Per noi è stata una soddisfazione incredibile. Si sente parlare di ginnastica sempre di più, ma soprattutto sempre più bambine si avvicinano a questo sport: per noi questa è la cosa più bella. Significa che lasciamo un’immagine bella e sana di sport. Essere l’idolo di queste piccole bimbe è qualcosa di magico.

Alleni anche bambine più piccole?

Purtroppo no, non c’è il modo né il tempo.

Cosa vorresti fare da grande? Qual è il tuo sogno nel cassetto per quando dovrai smettere di stare in pedana?

Ho sempre vissuto di sport e mi piacerebbe rimanere in questo ambiente meraviglioso. Mi piacerebbe finire gli studi e allenare le piccole atlete, ma anche organizzare eventi sportivi. Essere nel comitato organizzatore di una Olimpiade sarebbe proprio il massimo.

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