Massoneria, svelate infiltrazioni delle cosche nelle logge
Massoneria, svelate infiltrazioni delle cosche nelle logge
Cronaca

Massoneria, svelate infiltrazioni delle cosche nelle logge

Massoneria
La Commissione parlamentare Antimafia ha svelato i risultati dell'inchiesta sui legami tra Massoneria e cosche mafiose nel Sud Italia.

La Commissione parlamentare Antimafia ha svelato i risultati dell'inchiesta sui legami tra Massoneria e cosche mafiose nel Sud Italia.

La commissione parlamentare antimafia, guidata dall’onorevole Rosy Bindi, ha esposto i risultati dell’inchiesta sui legami tra mafia e massoneria. Le indagini, iniziate almeno da Gennaio scorso (quasi in concomitanza con il caso Occhionero), hanno dato ieri i loro frutti. Durante l’inchiesta sono stati interrogati più volte i 4 Gran Maestri (GM d’ora in poi) delle obbedienze massoniche più grandi. GOI (Gran Oriente d’Italia), GLA (Gran Loggia degli Alam), GLrI, (Gran Loggia regolare d’Italia) SGLI (Serenissima Gran Loggia d’Italia). Qualcuno di loro nel corso delle indagini si era prestato a una pronta collaborazione, altri si erano rifiutati. La collaborazione consisteva nel fornire le liste coi nomi degli affiliati. Al rifiuto delle due più grandi (GOI e GLA), l’onorevole Bindy fece intervenire lo scico della Guardia di Finanza.

Il servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (scico) acquisì le liste. Durante l’interrogazione dei GM, questi asserirono che tra le loro fila non vi erano soggetti criminali, né elementi deviati della società.

Ma da quanto rilevato dalla relazione dell’inchiesta si evince una forte presenza di criminali e mafiosi all’interno delle cosche. Una penetrazione effettuatasi nel tempo e che coinvolge le logge del Sud Italia, specificatamente quella della Sicilia e della Calabria. Almeno 200 i “fratelli” coinvolti direttamente o indirettamente da indagini per Mafia.

Massoneria e Mafia: Sicilia

Stando dunque ai risultati dell’inchiesta parlamentare sui legami tra mafia e massoneria, i GM avrebbero mentito. Una conferma indiretta dei risultati venuti alla luce dalle indagini. Interessate dall’indagine sono le Logge massoniche siciliane e calabresi.

In Sicilia si guarda al legame tra cosche mafiose di Cosa Nostra e le logge massoniche delle provincie di Trapani e Palermo. Queste due province sono attualmente il regno del super-latitante Matteo Messina Denaro. Qui il numero degli iscritti della borghesia cittadina è incredibilmente alto rispetto al resto d’Italia. Il sospetto è che le logge diventino comitati d’affari, ove fare una sicura carriera politica ed economica. Con la concentrazione di grosse quantità di denaro e interessi l’infiltrazione mafiosa non si è fatta attendere. Uomini delle cosche sono stati inseriti nelle logge regolari, creando a loro volta delle logge-ombra e attirando sempre più interessi. Si sospetta che un aiuto consistente nella latitanza del Boss Messina-Denaro provenga proprio da questi circoli coperti all’interno delle logge. Logge nelle logge.

Mafia e Massoneria: Calabria

Ancor più delicata sembra la situazione della Massoneria in Calabria. Qui la penetrazione delle logge regolari ha creato un intricatissimo legame con la stessa ‘Ndrangheta. La creazione di logge coperte da parte di uomini appartenente ai ranghi più alti delle cosche ha creato circoli trasversali di potere sul territorio della Calabria. Logge dentro le logge che seguono i disegni e i comandi de La Santa o Società Maggiore. Si costituiscono circoli ancora più ristretti di potere con alti livelli di influenza nei gangli dello Stato italiano. Questi usano le logge come appoggio e strumento di amalgama (storicamente è stata questa una delle funzioni storiche della Massoneria in Italia: creare legami tra i vari comparti sociali) con la stessa borghesia cittadina. Mischiandosi a loro e rendendosi simili e fratelli si occultano maggiormente, cooptando i membri in maniera del tutto silenziosa. Una situazione che rischia di degenerare ulteriormente data l’incapacità dei mafiosi di venire riconosciuti.

Dati preoccupanti

Sulle 200 persone toccate da indagini per Mafia, molti appartengono al comparto dei lavoratori del settore pubblico. Avvocati, dipendenti pubblici a vari livelli della gerarchia, commercialisti, ingegneri e medici. Molti di costoro svolgono lavori attinenti alla sanità e al settore bancario. Immancabile nel gruppo degli indagati per mafia la presenza di imprenditori edili. Questo è uno dei dati che maggiormente hanno preoccupato i membri della Commissione parlamentare Antimafia.

La massiccia presenza di affiliati mafiosi nelle logge, rimasti impuniti e non espulsi dalle logge stese, denota un dato inquietante. Inquietante poiché descrive una mancanza di discrimine nella scelta dei propri affiliati. E se di mancanza non si può parlare, quanto meno denota una parziale efficacia nei criteri applicati dalle logge nella scelta degli affiliati da accogliere nelle obbedienze.

La proposta della Bindi

Un dato preoccupante già sospettato e che ha indotto l’onorevole Bindi a proporre un rafforzamento della legge Anselmi-Spadolini (legge numero 17 del 25/01/1982). La legge attuale prevede l’abolizione e il divieto per i cittadini di formare società segrete di carattere sovversivo e aventi mire politiche. Venne varata per attuare lo scioglimento dell’associazione segreta nota come Loggia P2, guidata da Licio Gelli. L’idea odierna della Bindi sarebbe quella di estendere il divieto a ogni forma di società segreta. Questo implicherebbe la messa al bando della Massoneria dal suolo italiano e lo scioglimento delle logge italiane. Un colpo storico se avvenisse a poco meno di 300 anni dalla fondazione della prima loggia in Italia (fondazione avvenuta nel 1723).

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