Maurizio Costanzo padrone della desolazione: lo Show non c’è più
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Maurizio Costanzo padrone della desolazione: lo Show non c’è più

Desolante non è forse il termine adatto. Chiamarlo insipido pastrocchio è poco edificante, per un talk-show che da parecchi (troppi) anni catalizza(va?) il pubblico già sbadigliante della seconda serata. Ma non c’è proprio alcun motivo che consenta di salvare da un oblio inevitabile, o da una cancellazione consigliata, il Maurizio Costanzo Show. E non basta un Massimo Donelli qualsiasi, stregato da un sorriso fiducioso, a garantire che la Storia prosegua con al timone un personaggio decoroso. Perchè il buon Maurizio, che negli ultimi, freddolosi, tempi, ha scontato il decurtamento di Buon Pomeriggio in cambio del recupero in seconda serata del proprio marchio di fabbrica, permettendosi anche il lusso, previo braccio di ferro con Piersilvio Berlusconi, di raddoppiarsi su Sky con l’ennesimo, sfiancante, talk-show Stella, non sembra più adatto per questa televisione – e forse neppure per quella, più snob, del satellite. Il suo passo lento, che magari potrebbe infondere anche tranquillità, ma che appare subito sconfortante, ora opprime, immerso in una conduzione così approssimativa da risultare inverosimile.

Lo sgabello lo segue, meno i suoi ospiti che infilano perle a ripetizione, come meglio non si può. Che Maurizio Costanzo Show è se non espone un po’ di sano marciume? E soprattutto, come coniugare male marciumi di diversa fattura?

Eva Henger
racconta, con una lucidità disarmante ma così tristemente ingenua, l’incontro ravvicinato con una banda di balordi che si sono introdotti a casa sua: “Pensavo fosse la polizia, ma erano incappucciati” confessa. Notoriamente la Polizia si introduce in casa di soppiatto alle tre di notte, ovvio. E come non può non combinarne una delle sue il ministro Antonio Di Pietro? Da Ballarò al Costanzo Show, tutto in una sola sera (differita permettendo), s’illumina di perle. Eccone una in tema: “Onore ai carabinieri che, appena chiamati da un’emergenza, arrivano anche in due“. Ma non è il loro lavoro? Per giunta, li avessero almeno presi, e invece. “Il problema è far funzionare le leggi” incalza Giancarlo De Cataldo, l’autore di ‘Romanzo Criminale’, e mentre lo dice fissa Di Pietro.

Chiacchere da bar che dipingono un inquietante cazzeggio, visto che si passa indistintamente, e soprattutto con desolante convinzione, dai ladri ai lavavetri, dai finti mendicanti ai rumeni, “che non sono tutti delinquenti“, giusto per stoppare in essere scontate banalità.
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