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L’opinione di Francesco Megna

Mercati finanziari, è il momento giusto per impostare una strategia di investimento a lungo termine

Sono momenti in cui occorre pianificare e sapere perchè si fanno determinati investimenti, sottoscrivendo un prodotto non per il suo risultato ma per le conseguenze favorevoli sui nostri piani futuri.

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I mercati finanziari stanno vivendo un periodo complicato. Il crollo dei listini USA ha dato l’avvio ad una correzione importante degli indici azionari, ma soprattutto dei prezzi di quei titoli che avevano aperto la strada dei rialzi di borsa degli ultimi tempi.

Gli investitori poi, si aspettano che la Fed, per domare un’inflazione galoppante, alzi nuovamente i tassi nelle prossime riunioni.

Quello che sta avvenendo, peraltro indotto anche da avvenimenti inattesi (il Covid ed il conflitto Russia-Ucraina) è in realtà alquanto nella norma. Tanto le economie quanto i mercati finanziari hanno un assetto ciclico ed osservare gli indici in un anno travagliato come questo può essere ingannevole. Gli indici sono una media dei vari settori i quali a loro volta reagiscono differentemente rispetti ai vari cicli economici.

Effettivamente se analizziamo le performance da inizio anno dei principali comparti ai quali appartengono le principali società quotate alla borsa statunitense scopriamo realtà decisamente diverse. Mentre lo stock generale sta subendo un calo a doppia cifra, il settore energy balza del 25%, i consumi basilari salgono dell’1% e le utilities tengono. Va da sé che non sono comunque soltanto legati al ciclo economico ma offrono anche una copertura dal rischio geopolitico e da eventuali escalation del conflitto.

Crollano invece i titoli cosiddetti ‘growth’ del settore IT, i consumi discrezionali (che possono essere rimandati a tempi migliori), le telecomunicazioni ma anche le tecnologie informatiche sulle quali pesa la scarsità dei semiconduttori.

A questo punto la volatilità che sta dominando i mercati in questo periodo acquista una logica. È evidente che i fondi comuni di investimento sono schierati a favore dell’azione della Fed. In questa fase l’attenzione è decisamente rivolta a combattere l’inflazione, anche a costo di frenare la crescita.

Meglio inciampare velocemente e poi risalire senza l’inflazione che continuare a indugiare. In questa fase specifica l’avvicendamento dei settori agevola le materie prime e i titoli di quelle società che hanno pricing power cioè forza contrattuale e capacità di trasferire l’aumento dei prezzi a valle. Così si spiega l’andamento elastico dei consumi di base (a cui non si rinuncia nemmeno in periodi di crisi) e delle utilities (che operando in situazioni di oligopolio possono imporre aumenti dei prezzi). Il risultato è un portafoglio con attività finanziarie guidate da logiche opposte: le azioni difensive e quelle cicliche ma entrambe adeguate al contesto inflazionistico.

Ma se fosse questo il momento giusto per impostare una strategia di investimento a lungo termine? Guardando i flussi di sottoscrizione dei fondi comuni di investimento in Italia si scopre che nel 2021 i fondi azionari hanno calamitato oltre 30 mld di euro confermandosi al primo posto davanti ai bilanciati (23 mld) ed agli obbligazionari (11 mld). Nei primi tre mesi del 2022 gli azionari hanno invece raggiunto 8 mld di raccolta netta. Cosa si può leggere da queste scelte di investimento? Anzitutto i tassi di interesse che sino a poco tempo fa erano ai minimi storici; circostanza questa che ha indotto molti risparmiatori favorevoli al reddito fisso a sottoscrivere prodotti con profili di rischio maggiori. C’è poi la consulenza finanziaria che negli ultimi tempi si è rafforzata anche nel nostro Paese. Gli esperti del risparmio gestito tendono infatti a confezionare portafogli ad hoc che per realizzare adeguati obiettivi a medio lungo termine includono anche fondi a vocazione azionaria; e molti risparmiatori stanno raggiungendo un livello di maturità finanziaria adeguato.

Spesso infatti quando i mercati crollano, la stampa tende a enfatizzare l’aspetto avverso della vicenda (‘tanti vendono’) In effetti non è piacevole doversi confrontare con futuri insicuri come quelli di cui sentiamo parlare giornalmente. Ma non si è mai visto un mercato in cui tutto vendono. Possiamo concepire che a fronte di tanti venditori non ci sia nessuno che acquista? Cosa induce alcuni a vendere sulla scorta della paura mentre altri comprano? Parliamo degli stessi titoli, solo che alcuni pur di sbarazzarsene, sono disposti a perderci , altri invece vanno nella direzione contraria. Sta di fatto che il risparmio ha bisogno di competenza, ma soprattutto ha bisogno di risposte semplici, di facile accesso e comprensione. Sono momenti in cui occorre pianificare e sapere perchè si fanno determinati investimenti, sottoscrivendo un prodotto non per il suo risultato ma per le conseguenze favorevoli sui nostri piani futuri.

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