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Metti una sera al Ghetto
Cronaca

Metti una sera al Ghetto

Il Museo Ebraico di Bologna organizza visite guidate al Museo e ai luoghi ebraici di Bologna: un percorso affascinante dal XVI secolo ad oggi alla scoperta degli ebrei come parte del tessuto sociale della nostra città.

Le persecuzioni degli ebrei iniziano nel XIV secolo, ma si impongono in Spagna nel 1492 con l’espulsione di almeno 80.000 persone dalla penisola iberica e dai Regni di Napoli e Sicilia.
Le predicazioni di alcuni ordini religiosi trovarono la massima espressione in (Beato) Bernardino da Feltre, un fanatico che si scagliò contro gli ebrei, assassini di Cristo, e fu tra coloro che causarono il maggior numero di morti nella comunità ebraica italiana.
Il primo ghetto del mondo fu quello di Venezia (1516). E’ veneta infatti la parola geto (getto), il quartiere, in seguito destinato agli Ebrei, accanto a una fonderia. Il secondo quello di Roma (1555) per ordine di papa Paolo IV.
La Bologna ebraica del ‘400 era importante centro di studi ebraici, grazie alla presenza di dotti rabbini e di tipografie per la stampa di libri sacri.

Contro il volere dei bolognesi, per una naturale tolleranza dovuta alla presenza di una grande università (nel 1488 era stata istituita una cattedra di ebraismo) e poichè in molti vennero sfrattati dalle loro case, nel 1566 venne istituito il Ghetto: vi rimasero fino al 1569, quando furono espulsi, e poi ancora tra il 1586, quando fu loro permesso di rientrare, e il 1593, con l’espulsione definitiva. Al 16 di via dell’Inferno vi era l’unica Sinagoga. Le case abitate dai “Giudei” si deprezzarono e via dell’Inferno divenne la strada delle bettole e dei bordelli, da qui il nome. Gli ebrei torneranno a Bologna solo alla fine dell’800.
Uscendo dal Ghetto, via Goito dove, nel 1546, s’inaugurava il palazzo, in ristrutturazione, il cui progetto Achille Bocchi, umanista e professore dello Studio di Bologna, aveva affidato al famoso architetto Jacopo Barozzi, detto il Vignola. Sulle facciate Bocchi fece incidere un’iscrizione in latino, dalla I epistola di Orazio, «Sarai re, dicono, se agirai rettamente» e l’altra in ebraico, dal Salmo 120: «Eterno, liberami dalle labbra menzognere e dalla lingua ingannatrice». Il palazzo divenne sede dell’Accademia Hermathena, da lui stesso fondata: fusione di Hermes e di Athena, l’intera conoscenza umana, razionale ed ermetica.
Infine in Piazza S. Stefano, dove dal 1435 fino alla metà del ‘500, la famiglia Sforno esercitò l’attività creditizia nel palazzo che ospitò l’abitazione e la sinagoga. In particolare Ovadia , eccellente medico e famoso rabbino: operò per il patrimonio culturale giudaico rilanciando l’attività tipografica. A lui si deve una grammatica ebraica bilingue l’obiettivo di avviare scambi culturali fra ebrei e cristiani.
Questo ed altro offre il MEB, storie che si snodano nel dedalo dell’antico Ghetto, incantevole con il favore della notte.

Foto BolognaMagazine. I contributi fotografici possono essere utilizzati citandone la fonte.

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