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Michela Murgia difende Saviano citando la Bibbia su quel “Bastardi” a Meloni e Salvini

Michela Murgia difende Saviano citando un salmo della Bibbia che cita le giuste punizioni contro Babilonia su quel “Bastardi” a Meloni e Salvini

Michela Murgia

Sta suscitando non poche polemiche la scelta della scrittrice Michela Murgia di difendere Roberto Saviano citando la Bibbia in merito a quel “Bastardi” contro Giorgia Meloni e Matteo Salvini per il quale lo scrittore campano è sotto  esercizio di azione penale della magistratura.

La Murgia ha elaborato la sua difesa biblica in un articolo pubblicato sull’Espresso dal titolo evocativo: “Benedette siano quelle maledizioni”

Michela Murgia difende Saviano  e “scomoda” il salmo 136 contro Babilonia

In aiuto alla sua tesi la Murgia ha chiamato niente meno che il Salmo 136 della Bibbia. Sarebbe quello che inizia con il celebre verso “Sui fiumi di Babilonia”. Il sunto della strofa religiosa è sostanziato dalla figura di un salmista che si rifiuta di intonare i canti a favore degli oppressori babilonesi, perciò invece di ubbidire li ricopre di maledizioni

Ecco come Michela Murgia difende Saviano e cita l’auspicio che i bimbi di Babilonia siano sfracellati

E non fa sconti: “Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra”. Murgia va in appeasement a quel salmo e scrive: “Agghiacciante, mi si dirà. L’immagine di neonati sfracellati contro la roccia, di una città distrutta e l’augurio del contrappasso sono così violenti che si stenta a credere che qualcuno possa sul serio aver usato questo testo per pregare, eppure è proprio così”. 

La chiosa e il rammarico “pulp” di Michela Murgia mentre difende Saviano 

E in chiosa di rammarico pulp: “Mi dispiace per i cuori sensibili che possono sentirsi urtati da quei versi, ma esiste un registro di invocazione al cielo che è fatto di rabbia e di dolore, di indignazione e di senso profondo di ingiustizia, uno stato d’animo orante a cui le parole di pace e conciliazione non sono sufficienti”. 

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