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Michelin, mobilitazioni contro la chiusura dello stabilimento di Fossano, 400 posti a rischio
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Michelin, mobilitazioni contro la chiusura dello stabilimento di Fossano, 400 posti a rischio

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Il piano industriale presentato da Michelin per gli stabilimenti italiani è stato definito “inaccettabile” dai rappresentanti dei sindacati e, così, a partire dalla giornata di mercoledì, si è avviata una serie di scioperi che coinvolgerà le sedi locali della multinazionale.

I primi a scendere in piazza sono stati i lavoratori dello stabilimento di Fossano, in provincia di Cuneo, per il quale Michelin ha annunciato a breve la chiusura totale. In contemporanea, sono state organizzate mobilitazioni anche presso le sedi di Torino e di Alessandria, mentre a Fossano si è recato subito anche il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini. La richiesta è quella di aprire subito un tavolo di trattative a livello nazionale, così come fatto quest’estate nel caso della Whirlpool, perché “il piano industriale Michelin, così come proposto dall’azienda, è inaccettabile”, come hanno ribadito Luigi Ulgiati (segretario generale dell’Ugl Chimici) e Eliseo Fiorin (segretario nazionale Ugl Chimici Gomma), i quali hanno annunciato di avere “proclamato ulteriori 8 ore di sciopero, da pianificare a livello locale”, “oltre alle 4 ore di sciopero di oggi (mercoledì, ndr)”, al fine di “sollecitare l’apertura di un confronto urgente con tutti i soggetti interessati”, evidenziando peraltro che “tagliare 578 posti di lavoro e chiudere il sito di Fossano significa ridimensionare drasticamente le attività italiane del gruppo, mettendo a rischio la continuità delle produzioni e l’operatività anche degli altri siti”.

La richiesta, rivolta ai vertici Michelin, è quella di “fare marcia indietro” quanto prima, facendo leva sulla possibilità di costringere l’azienda al tavolo delle trattative, dove le ingerenze (anche politiche) potrebbero essere più forti delle esigenze produttive.

Anche il segretario provinciale dell’Ugl Chimici di Cuneo ha espresso, secondo quanto ha riportato l’Agi, “forte preoccupazione per un piano che, pur promettendo da una parte investimenti e aumento della produzione, dall’altra, nei fatti determina un drammatico taglio di posti di lavoro e di impianti: l’azienda faccia chiarezza al più presto, perché il nostro territorio non può permettersi di perdere un sito così importante per l’economia regionale”.

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