Migranti, Italia accusata di ricatto, l'Austria si chiama fuori dal ricollocamento
Migranti, Italia accusata di ricatto, l’Austria si chiama fuori dal ricollocamento
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Migranti, Italia accusata di ricatto, l’Austria si chiama fuori dal ricollocamento

Migranti
foto ANSA / ETTORE FERRARI

L’Ungheria accusa l’Italia di ricattare gli altri Paesi sulla questione migranti. Nel frattempo l’Austria vuole chiamarsi fuori da qualunque ricollocamento.

L’Italia ricatta altri Paesi sulla questione migranti. A sostenerlo è stata l’Ungheria all’indomani delle celebrazioni per i sessant’anni dell’Europa. Secondo il portavoce del governo di Budapest, Zoltan Kovacs, l’Italia starebbe attuando un “ricatto facendo pressione politica su di noi (cioè sull’Ungheria, ndr) e sul resto dei Paesi dell’Europa centro orientale”. Arma del ricatto, secondo Kovacs, sarebbe l’approvazione del bilancio dell’Unione Europea.

Quella del ricollocamento si conferma quindi come una tematica “calda”, in grado di spazzare via tutti i propositi espressi solo pochi giorni fa a Roma. E all’Ungheria si è unita di recente l’Austria, i cui rappresentanti, dopo avere di recente dichiarato di essere disponibili ad accogliere i profughi provenienti tanto dal nostro Paese quanto dalla Grecia, hanno fatto sapere di essere intenzionati a presentare a Bruxelles una proposta per essere estromessi da qualsiasi meccanismo di ricollocamento (proposta a cura del ministro della Difesa Hanz Doskozil).

Migranti, secondo il commissario Avramopoulos “non ci sono più scuse”

E’ quanto emerso dal vertice dei ministri degli Interni UE riunitisi a Bruxelles, un incontro i cui contenuti sono ben riassunti dal richiamo del commissario europeo Dimitris Avramopoulos, che, rivolgendosi a tutti i Paesi membri proprio in merito al meccanismo di ricollocamento, ha dichiarato che “non ci sono più scuse”.

Avramopoulos, sulla base dei dati in possesso della Commissione, ha chiesto che l’Europa accolga 1500 profughi al mese dall’Italia e 3 mila dalla Grecia.

La situazione del nostro Paese è delicata, perché, spiegano dalla Commissione stessa, in Italia “arrivano soprattutto migranti economici, e questo si somma con una certa lentezza delle procedure burocratiche”. Questo spiegherebbe il motivo per cui, ad oggi, dall’Italia sono state trasferite solo 4400 persone contro le quasi 35 mila previste entro il settembre di quest’anno. In aggiunta, occorre considerare che, dal nostro territorio, sarebbero pronti al trasferimento circa 6 mila persone, contro le 20 mila della Grecia.

Nessuna novità infine sul fronte della revisione degli accordi di Dublino. Polonia e Ungheria sarebbero quelle meno propense ai cambiamenti, Italia e Grecia, naturalmente, quelle che spingono di più per una riorganizzazione delle regole di accoglienza.

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