Migranti, la Tunisia dice no a Salvini
Migranti, la Tunisia dice no a Salvini
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Migranti, la Tunisia dice no a Salvini

La Tunisia dice no a Matteo Salvini
La Tunisia dice no a Matteo Salvini

Dura la replica del ministro degli Esteri Khemaies Jhoinaoui al video di Matteo Salvini: "nessun centro per i migranti nel territorio nazionale".

Il Governo tunisino, in risposta alle provocazioni di Salvini, ha ribadito di non poter costruire nessun centro per migranti nel territorio nazionale: il ministro degli Esteri Khemaies Jhoinaoui in un intervista a un quotidiano panarabo londinese ha sottolineato che la Tunisia collabora già con l’Italia nelle operazioni di salvataggio e controllo delle coste nel suo territorio.

Da parte del paese quindi non c’è nessuna violazione del diritto internazionale, il ministro tunisino ha sottolineato l’incapacità di gestire nel proprio territorio strutture dedicate ai centri di accoglienza: la mancanza di risorse secondo Jhoinaoui è una discriminante di rilievo. “Il problema si sposterebbe unicamente dal mare alla terra ferma” ha commentato il nordafricano.

Il video di Matteo Salvini

Le parole del ministro degli Esteri della Tunisia ai cronisti di Al Arab, costituiscono una risposta chiara e forte al messaggio video pubblicato sui social network da Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno il 28 giugno ha postato un filmato dal suo ufficio attaccando la ONG che si era occupata del salvataggio dei migranti sulle coste libiche: nel finale del video, il vice premier ha lanciato un appello al governo tunisino e maltese rimarcando le segnalazioni giunte al dicastero sulla costante presenza e incombenza di altre imbarcazioni sulle coste nordafricane.

Le dichiarazioni di Matteo Salvini vengono ascoltate in ogni angolo del continente e sono molti i leader politici che non esitano a contrattaccare il leghista.

Il capo del carroccio è entrato a far parte delle figure governative più popolari e discusse in UE, superando la cancelliera Merkel per numero di followers su Facebook.

Per quanto si possa discutere di consenso e prestigio, la realtà ci insegna che la discussione che sta prendendo piede tra i banchi Ue è una diatriba critica riguardo le posizioni radicali del ministro italiano che, attraverso i suoi “ultimatum”, ha creato una vera e propria faida tra gli schieramenti dei paesi europei sul tema dei migranti.

La questione dei migranti in Europa

Le parole di Matteo Salvini hanno prodotto una eco in tutta l’Unione Europea e anche in Nordafrica, vari sono stati i paesi che hanno cambiato i toni e si apprestano ad attuare linee più rigide. La prima è la Germania dove la fragilità della coalizione presieduta da Angela Merkel ha spostato la cancelliera in una posizione più rigida nei confronti dei migranti. “Chi chiede asilo non può scegliere il paese in cui chiederlo”, questo aveva sottolineato la leader del collegio federale nel Bundestag.

Mentre in Europa l’accordo sulla riforma del trattato di Dublino è in stallo, la disputa sulla questione migranti si fa sempre più accesa e la maggior parte dei paesi non mostrano segni di dialogo: primi tra tutti i cosiddetti “Visegrad” (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) che sono famosi per il loro trattamento ostile e disumano ai pochi immigranti che hanno accolto.

Ora si attendono altre, nuove, dichiarazioni: in un’escalation che sa di “guerra” verbale tra istinti nazionalisti e politiche che diventano sempre più isolazioniste. Qual è il rischio? Si parla della fine dell’area Schengen e quindi un possibile ritorno dei confini nazionali che non permetterebbero più il traffico libero di persone, merci e servizi a spese dei cittadini e dell’economie degli stati dell’Unione Europea.

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