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Milano: bimba morta di stenti, gip nega ingresso consulenti difesa in carcere

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Milano, 3 ott. (Adnkronos) - Il gip di Milano Fabrizio Filice ha respinto (nuovamente) l'istanza dei difensori di Alessia Pifferi che chiedevano l'accesso al carcere dei consulenti tecnici per un accertamento neuro-psichiatrico sulla donna accusata di aver ucciso la figlia Diana di soli 18...

Milano, 3 ott.

(Adnkronos) – Il gip di Milano Fabrizio Filice ha respinto (nuovamente) l'istanza dei difensori di Alessia Pifferi che chiedevano l'accesso al carcere dei consulenti tecnici per un accertamento neuro-psichiatrico sulla donna accusata di aver ucciso la figlia Diana di soli 18 mesi. Richiesta alla quale si era opposta la procura di Milano consegnando alcune relazioni del servizio di psichiatria interna al carcere di San vittore dalle quali "emerge una condizione psichica dell'indagata del tutto nella norma".

Per il giudice, la richiesta della difesa, rappresentata dagli avvocati Solange Marchignoli e Luca D'Auria, un'indagine di tipo neuroscientifico, per di più svolta al di fuori del contraddittorio, "potrebbe condizionare, una volta veicolata nel processo con una relazione consulenziale, il necessario processo interpretativo del giudice, pretendendo di ancorarlo a un dato 'scientifico', e come tale autorevole, estratto dalla sola sfera interiore e solipsistica del soggetto agente, piuttosto che a una valutazione della sua intenzione necessariamente tratta dai dati di manifestazione esterna della sua condotta".

Con ciò, spiega il giudice nel suo provvedimento, "non si vuole escludere, in via generale, anche una possibile utilità della prova neuroscientifica come supporto al processo decisionale del giudice, là dove però essa si integri, senza cercare di sovrapporsi, con la decodificazione 'dall'esterno' dell'elemento soggettivo".

In sintesi "è da escludersi in radice che la formazione di una tale prova possa avvenire al di fuori del contraddittorio e in una fase diversa da quella della cognizione, essendo al contrario essenziale che la formazione della prova, a cominciare dalla formulazione dell'eventuale quesito peritale sino all'audizione dei periti e dei consulenti, sia guidata dallo stesso giudice che sarà chiamato, nel processo decisionale, a integrare detta prova con il proprio ragionamento, a carattere necessariamente anche esterno, di ricostruzione del dolo".