Missili contro basi militari in Siria: tante le vittime
Missili contro basi militari in Siria: tante le vittime
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Missili contro basi militari in Siria: tante le vittime

bomba Siria

Attacchi missilistici americani e inglesi contro basi militari in Siria, soprattutto a Hama e ad Aleppo, hanno causato almeno 40 morti e 60 feriti.

Non si arresta la carneficina in Siria. Missili americani e britannici sul nord del Paese, soprattutto su Hama e Aleppo, hanno causato almeno 40 morti e 60 feriti. Lo riferisce l’agenzia stampa iraniana ISNA, precisando che tra le vittime ci sono anche diciotto militari iraniani. Altri sette erano stati uccisi a Homs: in quel caso, Siria, Iran e Russia avevano puntato il dito contro Israele, il quale non aveva confermato ma neppure smentito l’operazione militare. Infine il 14 aprile 2018 l’attacco congiunto di USA, Gran Bretagna e Francia contro il presunto uso di armi chimiche da parte del regime a Ghouta.

Fonti ufficiali siriane riferiscono che gli ultimi raid sono partiti dal nord della Giordania e hanno visto il lancio di nove missili balistici. La TV di Stato del Paese mediorientale ha definito l’azione “una nuova aggressione” contro il regime di Bashar ad Assad, senza però specificarne l’entità.

Recentemente, nella stessa regione, era stato annunciato un altro attacco nella zona della capitale Damasco. Poi, però, l’esercito americano aveva annunciato che si trattava di un falso allarme e che quindi l’operazione non sarebbe stata compiuta.

Il caso di Ghouta

Tra il 13 e il 14 aprile 2018 la coalizione formata da americani, inglesi e francesi aveva sganciato un centinaio di missili su Ghouta e in particolare sulle città di Homs e Damasco.

Il presidente statunitense Donald Trump e i suoi alleati avevano spiegato che l’operazione non era mirata a rovesciare il regime di Bashar al Assad, ma a diffidarlo dall’usare “nuovamente” gas nervino contro la popolazione siriana. Quello di USA, Gran Bretagna e Francia sarebbe stato insomma un atto dimostrativo, che facesse da deterrente per il futuro. Trump aveva dichiarato che la sorte del dittatore siriano era nelle mani del suo popolo e che i missili lanciati non avevano causato vittime.

L’attacco da parte delle tre potenze occidentali, aveva fatto sapere il Pentagono, mirava a colpire un centro di ricerca sulle armi chimiche situato a Damasco, un sito di stoccaggio a ovest di Homs e una strategica postazione di comando nelle vicinanze.

I lanci di missili americani verso la Siria erano partiti anche da alcune navi militari stanziate nel Mar Rosso.

Il presidente americano aveva alla fine annunciato che la missione militare era compiuta, auspicando che Bashar al Assad avesse “capito bene il messaggio” non compreso nell’aprile 2017, periodo della precedente azione contro il regime siriano.

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