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Moda Etica? Si grazie!

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Esiste una moda etica? E può questa battersi contro lo sfruttamento sul lavoro?

Ci si prova, è nato due giorni fa il marchio di abbigliamento “No chains“, Si sono uniti in questa iniziativa cooperative tessili fondate da ex operai ridotti in condizioni di schiavitù nelle fabbriche di Argentina e Tailandia.

“No chains” (Senza catene) verrà lanciata a Buenos Aires e a Bangkok dall’organizzazione argentina “La Alameda” e quella tailandese “Dignity Returns“, ma in tempi rapidissimi la prima serie di magliette verrà venduta nei locali del commercio equo di diverse città del mondo.

Un progetto, aperto che non esclude altre cooperative e ha come obiettivo di produrre un’intera linea di abbigliamento.

“No Chains”, ha naturalmente il suo sito e ha le idee ben chiare: “I vestiti prodotti nelle comuni industrie tessili incatenano gli operai con le catene del debito, del controllo dei boss interessati solo al guadagno e non ai lavoratori, con le catene della produzione mondiale, dove molti ricavano profitti provenienti dal sangue degli operai. Non si tratta quindi solo di un nuovo marchio o di una nuova attività autogestita, ma anche di un’iniziativa che richiama l’attenzione sulla necessità di una produzione industriale che rispetti la dignità dei lavoratori, che non li sfrutti e non li riduca in schiavitù”.

E Gustavo Vera, uno dei promotori dell’iniziativa e membro di La Alameda, intervistato da Inter Press Service (Ips), agenzia d’informazione indipendente sul Sud del mondo così conclude “È un grido a favore del lavoro onesto e un modo per dimostrare che si possono produrre vestiti di alta qualità anche senza sfruttare i lavoratori”.

Chiara Pannullo


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