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L’opinione di Stefano Sylos Labini

Moneta Fiscale per affrontare la crisi energetica e alimentare

La Moneta Fiscale consente di finanziare interventi che preservano il potere d’acquisto dei consumatori e calmierano i costi di produzione delle aziende senza emettere BTP o altre forme di debito da rimborsare in euro.

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Di Stefano Sylos Labini e Marco Cattaneo

L’economia mondiale sta soffrendo per gli aumenti dei costi di energia, materie prime e input produttivi in generale. Un problema già presente da parecchi mesi, a causa delle strozzature di offerta causate dalla ripresa delle catene produttive dopo il picco dell’emergenza Covid, che è diventato ancora più grave con lo scoppio della guerra in Ucraina e con la conseguente esplosione dei prezzi di petrolio, gas, prodotti agricoli.

L’impennata dei prezzi dell’energia e dei beni alimentari si sta propagando in modo incontrollabile nell’intero sistema economico riducendo il potere d’acquisto di famiglie, imprese ed enti locali. Di conseguenza la domanda aggregata sta cadendo e l’economia mondiale potrebbe finire in recessione in tempi molto rapidi.

L’Italia si trova in una situazione particolarmente vulnerabile poiché dipende in modo rilevante dalle importazioni di gas, petrolio e materie prime.

Per fronteggiare i fenomeni inflazionistici e il rallentamento dell’economia il governo potrebbe ridurre l’imposizione fiscale diretta e indiretta che grava, sotto molteplici forme, sui costi degli input produttivi.

Ad esempio, si potrebbero ridurre: l’IVA sui prodotti alimentari, le accise sui carburanti e sul gas, gli oneri di sistema sull’elettricità. Nel contempo si potrebbero sostenere famiglie e aziende che stanno subendo incrementi di costi.

Minori tasse e aumenti di spesa pubblica produrranno un maggiore deficit pubblico che dovrà essere finanziato con l’emissione di debito: il governo Draghi sta facendo molte resistenze nel percorrere una simile strada. Ma più il tempo passa senza intervenire, più la situazione si aggrava e più gli interventi dovranno essere di maggiore entità.

La proposta che stiamo promuovendo da anni consiste nell’erogare sostegni o attuare riduzioni di tasse non tramite euro bensì con sconti fiscali trasferibili a terzi ad utilizzo differito: i Certificati di Compensazione Fiscale. I CCF hanno valore nel momento in cui sono emessi in quanto danno diritto al titolare di ridurre pagamenti d’imposta futuri ed essendo titoli negoziabili e trasferibili possono circolare nell’economia. In tal modo i CCF funzionano come mezzo di pagamento ad accettazione volontaria complementare all’euro, quindi come Moneta Fiscale.

La Moneta Fiscale consente di finanziare interventi che preservano il potere d’acquisto dei consumatori e calmierano i costi di produzione delle aziende senza emettere BTP o altre forme di debito da rimborsare in euro.

Il progetto Moneta Fiscale ha già trovato un’ applicazione parziale, ma molto efficace, con l’assegnazione gratuita e la cessione dei crediti fiscali relativi al Superbonus 110%, ai vari bonus edilizi e all’ecobonus. Con lo sconto in fattura una parte del pagamento viene corrisposto con le detrazioni fiscali riducendo l’esborso in euro mentre la possibilità di monetizzare gli sconti fiscali in banca consente di ottenere euro cash in tempi rapidi. In tal modo è possibile aumentare il potere d’acquisto dell’economia e quindi la domanda e la produzione interna senza indebitarsi sui mercati finanziari.

Con l’emissione degli sconti fiscali trasferibili a terzi dunque è possibile ridurre gli impatti dei maggiori costi in modo indiretto poiché viene fornito potere d’acquisto aggiuntivo a famiglie e imprese. Le erogazioni di Certificati di Compensazione Fiscale (CCF) infatti possono compensare gli oneri di sistema sulle bollette della luce, le tasse sul gas, le accise sui carburanti e l’IVA sui generi di prima necessità. Inoltre, i CCF possono essere distribuiti sia agli autotrasportatori sia al pubblico una carta carburante che, ogni volta che si effettua un rifornimento, a fronte del pagamento di euro attribuisce un determinato quantitativo di CCF, riducendo o azzerando totalmente l’impatto delle accise e dell’IVA sul consumatore.

Il percettore della Moneta Fiscale può trattenerla per iscale futridurre la sua imposizione fura, può utilizzarla per pagare beni e servizi ad esercizi economici che la accetteranno su base volontaria oppure può venderla sul mercato finanziario in cambio di euro. Utilizzare la Moneta Fiscale con queste modalità migliora la competitività delle produzioni interne e fa aumentare il potere d’acquisto dei consumatori finali creando spazi per abbassare, rispettivamente, sia i costi di produzione che i prezzi al consumo.

L’essenziale è erogare Moneta Fiscale in quantità tali da restare ampiamente sotto il livello degli incassi totali annui della pubblica amministrazione. Diversamente, il valore della Moneta Fiscale in circolazione si depaupererebbe. Ma gli spazi sono enormi, tenendo conto che gli incassi pubblici totali sono dell’ordine di grandezza di 800 miliardi annui.

La crisi economica, che già si sta manifestando in modo estremamente preoccupante, rende imprescindibile l’emissione della Moneta Fiscale per creare nuovo potere d’acquisto. Oggi è arrivato il momento di ampliarne l’utilizzo e di farne uno strumento strutturale di gestione della politica economica.

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