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Monoclonali, Sileri: “Ne abbiamo a disposizione tanti, ma le cure sono diverse a seconda del paziente”

Anticorpi monoclonali e altre cure anti-Covid: il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, fa chiarezza sul protocollo per le cure domiciliari.

monoclonali Sileri

Il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ha descritto l’andamento dell’emergenza sanitaria in Italia, il protocollo per le cure domiciliari e la disponibilità degli anticorpi monoclonali

Disponibilità anticorpi monoclonali: le dichiarazioni di Sileri

Sul protocollo per le cure domiciliari dei pazienti positivi al Covid-19, Sileri ha fatto sapere: “È stato consegnato dalla direzione prevenzione del Ministero della Salute tre settimane fa, presto sarà diffuso.

Si tratta di un testo molto dettagliato. Elenca i soggetti a rischio, spiega i test che vanno eseguiti, definisce gli score di attenzione come la frequenza respiratoria, il livello di coscienza, la temperatura corporea sia per le fasi iniziali, sia per quelle tardive, la saturazione. Devo dire che è assai bene articolato”.

Nell’intervista al quotidiano Il Messaggero, ha precisato: “Ipotizziamo un paziente positivo ma del tutto asintomatico.

Il medico comunque non lo deve abbandonare, lo deve seguire, valutare l’andamento di alcuni parametri e se serve intervenire”.

Per valutare le condizioni del paziente positivo al coronavirus e le cure più appropriate da somministrare, bisogna considerare diversi fattori. In particolare, ha spiegato il sottosegretario Sileri: “Oltre alla temperatura corporea, la frequenza respiratoria, il livello di coscienza, la saturazione, ci sono degli indicatori in base ai quali si decide un determinato intervento.

Se siamo di fronte solo alla febbre, la risposta è quella del paracetamolo ma anche dei Fans, gli antinfiammatori non steroidei. Per altri farmaci dipende dalle condizioni del soggetto. Per esempio, per l’eparina, bisogna prima tenere conto che vi sono pazienti che già prendono anticoagulanti. L’utilizzo dell’eparina nella profilassi degli eventi tromboembolici nel paziente con infezione respiratoria acuta è previsto solo se è ridotta la mobilità. L’utilizzo, invece, subito dopo il tampone, senza fattori di rischio, non è consigliato.

Anche gli antibiotici non sono raccomandati nelle prime 72 ore”.

Quindi ha sottolineato: “Il problema è che troppo spesso in passato sono stati dati cortisone o eparina come se tutti i pazienti fossero uguali, così sono stati spenti i sintomi ma non la malattia. E il paziente è finito in pronto soccorso in condizioni gravi”.

Sugli anticorpi monoclonali, invece, ha dichiarato:Ce ne sono tanti, ma ne stiamo usando ancora pochi rispetto alle possibilità.

Mancava un percorso chiaro per la somministrazione che può avvenire anche a domicilio, se c’è un ospedale coordinatore. E il paziente deve avere determinate caratteristiche di rischio: un obeso, una persona cronicamente in dialisi o che abbia il diabete non controllato. Sono solo alcuni esempi di categorie per il quale è possibile un decorso della malattia che porta all’intubazione se non al decesso. Inoltre, per ricevere i monoclonali i pazienti non devono avere la polmonite in atto. Devono avere sintomi iniziali e quel tipo di caratteristiche”.

Zona gialla e riaperture

Da lunedì 26 aprile molte Regioni entrano in zona gialla e cominciano le riaperture di molte attività a lungo ferme a causa delle limitazioni anti-Covid. Molti esperti hanno evidenziato i rischi delle aperture anticipate.

A tal proposito, Sileri ha commentato:La gradualità delle aperture non comporterà grandi aumenti del contagio. O meglio: potranno esserci, ma comunque è un rischio molto basso e calcolato. La ripartenza vedrà gli under 60 tornare a spostarsi e dunque a rischiare di contagiarsi. Ma la popolazione anziana, sopra i 60 anni, piano piano, sarà protetta. Già tra gli over 80, i tre quarti hanno ricevuto almeno la prima dose. Stiamo mettendo in sicurezza le persone più sensibili all’attacco del virus. Il numero dei decessi e dei ricoveri è destinato a calare, lo abbiamo visto in Israele e Gran Bretagna. Non possiamo più limitarci a guardare il numero dei contagi, ma dobbiamo soppesarli insieme a quelli dei vaccinati e dei ricoverati”.

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