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Morfina al neonato, l’infermiera si difende: “Volevo zittirlo”

Federica Vecchini, 43 anni, l’infermiera che al Policlinico Borgo Roma di Verona, avrebbe somministrato morfina ad un bimbo di un mese, dal carcere prova a difendersi.

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L’autodifesa

Infermiera con bimbo in incubatrice

Ha suscitato ovvia incredulità e ovvia indignazione la vicenda dell’infermiera che, nella notte tra il 19 e il 20 marzo scorsi, al Policlinico Borgo Roma di Verona, ha somministrato una quantità potenzialmente letale di morfina ad un neonato di un mese – nato prematuro ma che avrebbe dovuto essere dimesso il giorno successivo – per farlo smettere di piangere. “Era rognoso, così gli ho fatto il ciuccio”, avrebbe detto la donna ad una collega che ha testimoniato, intendendo di aver dato al bimbo alcune gocce dell’oppiaceo sul ciuccio.

Il piccolo è stato salvato da un’altra infermiera, mentre quella che ha compiuto il gesto, Federica Vecchini, 43 anni, madre a sua volta di tre bambini e con due divorzi alle spalle, è stata arrestata. Ora si trova nel carcere di Montorio con le pesanti accuse di lesioni aggravate e cessione di sostanza stupefacente, mandando in overdose il baby-paziente. Tuttavia la donna, per cui oggi, venerdì 4 agosto, ha avuto nel penitenziario dov’è rinchiusa l’incontro il giudice per le indagini preliminari Livia Magri, si difende spiegando: “Ho pensato a quel farmaco perché ho subito riconosciuto i sintomi.

Faccio da vent’anni questo lavoro, ho una grande esperienza. E tutti i miei colleghi hanno rimarcato la mia affidabilità dal punto di vista professionale”, confermando perciò i sospetti, ma dicendo di aver agito solo secondo una procedura d’emergenza. Mentre una collega ha dichiarato che la Vecchini le avrebbe detto di aver usato la morfina anche in passato: “Io a volte uso la morfina o la benzodiazepina, per farli stare tranquilli.

Anche senza prescrizione”, è stata la frase.

Il legale

“La mia assistita si professa estranea ai fatti. Ha praticato un intervento salvifico del bambino sulla base della sintomatologia che presentava in quel momento, perché è un’infermiera esperta e specializzata in situazioni critiche”. Insomma, l’infermiera sarebbe stata sospetta solo perchè l’unica ad aver capito subito che il bambino aveva una crisi e ad essersi comportata di conseguenza, svolgendo correttamente il proprio lavoro. Ora, però, spetterà agli inquirenti decidere sul da farsi e capire se davvero Federica Vecchini abbia agito nello stesso modo precedentemente.

L’incredulità dei colleghi

L'incredulità dei colleghi dell'infermiera

Naturalmente il comportamento dell’infermiera ha sconvolto per primo il personale dell’ospedale, che la descrive come “brava, competente, e amante dei bambini”, di cui si sarebbe occupata con dedizione da circa vent’anni. Lo stesso afferma Paolo Biban, primario di pediatria neonatale a indirizzo critico e diretto responsabile di Federica Vecchini, che dice di lei “Era considerata una delle più brave. Noi siamo caduti dalle nuvole, non sappiamo raccapezzarci per quanto è accaduto”. Ma certamente non vogliono essere“per tutti quelli che danno la morfina ai bambini”, come ha detto, sfogandosi, un’infermiera che si sta specializzando in quel reparto. Qualcun altro ha ammesso che lavorarci “è molto stressante, non a caso molti chiedono il trasferimento”, ma è consapevole che non possa essere una giustificazione e non ce ne sia nessuna per quanto è accaduto.

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