Morta bimba per malaria, si indaga per omicidio: “Stesso parassita dei 2 bimbi ricoverati”
Cronaca

Morta bimba per malaria, si indaga per omicidio: “Stesso parassita dei 2 bimbi ricoverati”

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Morta bimba per malaria, si indaga per omicidio Stesso parassita dei 2 bimbi ricoverati

In seguito alla morte della bimba per omicidio, la Procura ha aperto una inchiesta e si indaga per omicidio. Lo stesso parassita è lo stesso di altri due bimbi ricoverati.

Sulla malaria contratta dalla bimba uccisa, si è scoperto che il parassita che l’ha uccisa è lo stesso che ha contagiato due bambini che si sono ammalati e arrivavano dal Burkina Faso. A sostenere questa tesi è la direttrice dell’ospedale di Trento dove la piccola era ricoverata.

Il tipo di parassita

Il parassita che ha ucciso la piccola è il Plasmodium falciparum. In base a quanto raccontano gli esperti, ” possono esserci diversi ceppi. Da appurare è quindi se sia o meno lo stesso. Di questo si sta occupando l’Istituto superore di sanità. Quando viene effettuata una diagnosi di malaria – spiega Di Palma – il protocollo prevede che l’ospedale interessato avverta l’Iss e invii i relativi vetrini, con cui speriamo che possano essere effettuate le indagini molecolari per individuare i ceppi, se contengono materiale sufficiente per l’esame”.

Nel frattempo, si cerca di capire come sia stata possibile la trasmissione del parassita e in che modo sia stata contagiata la bambina.

A parlare è l’esperto che afferma “Se dalle analisi in corso emergesse che il ceppo o variante di Plasmodium Falciparum che ha provocato la malaria nei due bambini ricoverati a Trento e nella piccola Sofia fosse lo stesso, allora il contagio della bambina sarebbe sicuramente avvenuto in ospedale ma resterebbe da capire in che modo”.

Il contagio della malattia

In base a quanto afferma Massimo Galli, esperto di malattie infettive, il contagio “può avvenire dalla puntura delle zanzare anofele che trasmettono sangue infetto o attraverso siringhe infette o trasfusioni sempre di sangue infetto”. Perché il contagio avvenga, conclude il vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, “non è invece sufficiente un semplice contatto col sangue, come ad esempio nell’ipotesi di un contatto epidermico tra soggetti infettati”.

Nel frattempo, è stata aperta una inchiesta e la Procura di Trento sta indagando per omicidio colposo contro ignoti. L’inchiesta verifica se è stato fatto tutto il possibile per salvare la piccola, se i controlli sono stati rispettati e se le cure sono state tempestive.

Si vaglia ogni possibilità e ogni tappa clinica che ha portato alla causa della morte della piccola.

La bambina avrebbe potuto salvarsi?

In base a quanto riferisce Di Palma, la bambina avrebbe potuto salvarsi. “La piccola – chiarisce Nunzia Di Palma – già il 18 e il 19 poteva uscire dall’ospedale tre o quattro ore al giorno, perché le sue cure per il diabete lo permettevano, e il 20 ha potuto farlo per l’intera giornata, tornando solo per dormire e per essere dimessa la mattina del 21”. Con questo la direttrice dell’unità operative di pediatria intende sottolineare quanto in realtà “sia stato materialmente poco il tempo in cui la bimba era presente mentre le altre due ammalate di malaria erano in reparto”.

Intanto, nella giornata di domani, con l’arrivo degli ispettori della salute, si farà l’autopsia sul corpo della piccola Sofia per capire quali sono state effettivamente le cause della morte e come sia stato possibile arrivare a questo punto.

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