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Morti bianche,nuovo lutto alla vigilia di Natale: un operaio cade dal tetto a Frascati

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Frascati, ore 9.35 circa. Un volo di dieci metri in Via Grotta Portella, dal tetto di un magazzino merci. Un’altra vita spezzata dalla mancanza di sicurezza sul posto di lavoro. Il comune dei Castelli Romani si è risvegliato così stamattina, con il commissariato e l’ispettorato del lavoro sul posto per i rilevamenti necessari alla determinazione della dinamica del’incidente, che è costato la vita a un operaio rumeno di 35 anni.

Il tetto del magazino da manutentare era forse scivoloso a causa della pioggia, e da quell’altezza basta un attimo di distrazione e qualsiasi tentativo di rianimazione, dopo la caduta, resta vano.
La lista delle morti bianche si allunga inesorabilmente; solo pochi giorni fa, un’altra vittima, il tunisino Mohammed Bannour, rimasto schiacciato da un’escavatrice nel cantiere edile dell’Università La Sapienza, poi ricordato dagli stessi studenti durante la manifestazione di mercoledì scorso.
Dall’inizio del 2010 a fine novembre l’indagine della Vega Engineering parla di 135 vittime solo nel settore dell’edilizia, con Campania(18) e Lazio(14) al primo e secondo posto per incidenti mortali sul lavoro.

Le stragi quotidiane coinvolgono, nella maggior parte dei casi, manovalanza straniera (circa il 15% del totale, con il 28% provenienti dalla Romania e il 38% dall’Albania), che non fa domande sulle norme di sicurezza nei cantieri e per qualche euro al giorno, spesso in nero, non si preoccupa dei rischi che corre senza l’uso di imbragature, elmetti, parapetti e scarpe antinfortunistiche.
La manodopera a basso costo è un business che fa gola a molti datori di lavoro che, raramente, optano per sistemi di sicurezza a norma di legge e corsi di prevenzione per i propri operai.

La solita negligenza, l’irresponsabilità di chi vede il rispetto della tutela dell’ambiente di lavoro come un optional che un immigrato non ha il diritto di reclamare.

La vergogna per quei 3 decessi al giorno pagati alla vita, non si lava via con un minuto di silenzio nè con uno spot pubblicitario, che in molti chiedono venga ritirato per l’evidente “scaricabarile” delle responsabilità ai lavoratori.

La sicurezza la pretende chi si vuol bene. Ma non solo. La sicurezza sul lavoro la pretende anche uno Stato che poggia proprio su quei mattoni sporchi di sangue.
Perchè non si può essere indulgenti sulla precarietà e sulla disoccupazione, ma ancor meno lo si deve essere quando, per sopravvivere, si accetta di abbassare l’asticella dei propri diritti.


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