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Morto Adelmo Franceschini, l’ultimo sopravvissuto a un campo di prigionia tedesco

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Morto Adelmo Franceschini, l'ultimo sopravvissuto a un campo di prigionia tedesco

Oggi il paesino di Anzola, in Emilia Romagna, si è svegliata un po’ più povera e orfana. Il paese è un po’ più povero in quanto colui che da sempre è stato considerato una guida, è morto. Stiamo parlando di Adelmo Franceschini, sindaco del paese negli anni Sessanta, militare internato in Germania, oltre a essere un volto noto nell’antifascismo e nella Resistenza. Un uomo di 93 anni ancora da compiere impegnato a preservare i fatti vissuti, testimone e ultimo sopravvissuto di un campo di prigionia tedesco.

Il numero 467347

Il nazismo lo ha reso un numero, per la precisione il numero 46737 del campo di Barsdof, dove è arrivato alla fine del 1943. E’ sopravvissuto alla fame, il freddo, la fatica, ai lavori forzati non arrendendosi mai. Il 1 maggio 1945 fu liberato, ma tornò a casa solo a settembre.

Per anni, non disse e non raccontò nulla di quanto successo, forse per dimenticare l’orrore e quanto subito. A distanza di un po’ di tempo, ha deciso di raccontare la sua esperienza, la sua vita, perché dice “Gli onesti non devono tacere”. Da quel momento, ha cominciato a diventare una guida per i giovani raccontando la sua prigionia e il periodo del nazismo.

Una guida per i giovani

Insieme al suo giornale sempre sotto il braccio, è andato ad Anzola e in altre aree, partecipando ad eventi e incontri in città quali Cinisi, Pozzallo, Modica, Nocera Inferiore, Ragusa, Vibo Valentia, per raccontare soprattutto ai giovani la sua esperienza, il suo periodo di prigionia nazista. Un modo per non dimenticare, per ricordare cosa è stato il nazismo, l’orrore nazista.

In uno dei suoi tanti incontri, incontrò un alunno che, dopo averlo ascoltato, disse: “Non voglio dimenticare questo giorno”.

Il comune di Anzola ha deciso di celebrarlo con una festa in suo onore, delle magliette e lui ha più volte espresso il seguente concetto: “Il dramma dell’Italia è che, a differenza della Germania, non ha ancora fatto i conti con la propria Storia. Uno dei mali peggiori è l’indifferenza. Sono convinto che ci sono ingredienti e molte analogie con quello che successe molti anni fa, anche se in un contesto diverso. I ragazzi devono conoscere la Storia perché gli serva per essere più preparati e meno indifferenti sul presente, altrimenti non serve a niente. La memoria e la storia sono importanti per capire il presente e costruire il futuro.

Io credo – ne sono convintissimo – che abbiamo bisogno adesso di un grande riscatto civico attraverso una battaglia culturale […]. Son preoccupatissimo, però non perdo mai la speranza. In campo di concentramento, se perdevi la speranza, dopo pochi giorni morivi. Quindi dovete essere attenti, consapevoli delle difficoltà, ma dovete vivere la speranza e la fiducia che è possibile costruire un mondo diverso, più giusto, un mondo di pace.”

Anna Cocchi, il Presidente dell’Anpi di Bologna, lo ricorda come un padre e un nonno per tutti. Sicuramente Adelmo è stato “una guida e un maestro dell’antifascismo”.

Il funerale di Adelmo sarà celebrato nella giornata di venerdì 28 luglio alle ore 11,30 presso la cappella del cimitero di Anzola.

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Simona Bernini

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