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Morto Gianfranco Bolognesi, addio al ristoratore fondatore della “Frasca”

Morto Gianfranco Bolognesi, addio al ristoratore fondatore della “Frasca” che tenne la sua seconda Stella Michelin dal 1986 al 2012 e che incantò Wojtyla

Gianfranco Bolognesi

Lutto nel mondo della cucina e della ristorazione di eccellenza, è morto Gianfranco Bolognesi e il mondo dice addio al ristoratore fondatore della “Frasca”. Bolognesi, originario di Castrocaro, è morto domenica 21 novembre ad 82 anni che avrebbe compiuto il 19 dicembre e dopo aver perso la moglie da pochissimo. 

Morto il ristoratore Gianfranco Bolognesi: la sua seconda Stella Michelin ha il record imbattuto di longevità

Nel 1971 aveva aperto il suo storico locale, la “Frasca”, che divenne spot di eccellenza nazionale per la cucina. Nel 1975 Bolognesi prese la prima Stella Michelin, nel 1986 ebbe la seconda e, unico per presenza e longevità, la tenne fino al 2012. Fu anche premiato come miglior sommelier d’Italia nel 1974. Tanto fece la storia, la sua “Frasca” che nel 2007 venne inserita nei magnifici sette che in Italia l’avevano fatta davvero, per riconoscimento ufficiale. 

È morto Gianfranco Bolognesi, il ristoratore che incantò Giovanni Paolo II

Come pure ufficiale fu la sua ulteriore consacrazione quando, nel 1986, Bolognesi preparò il pasto per Per Giovanni Paolo II in visita alla città di Forlì. Venne nominato Cavaliere della Repubblica e nel 2008 spostò la sede della “Frasca” a Milano Marittima, poi lasciò il timone a sua figlia Melania. Bolognesi era membro del Rotary Club, dell’Apt Emilia-Romagna e socio della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, oltre che appassionato di arte. 

Il sogno mai morto di Gianfranco Bolognesi nel ricordo di Marino Bartoletti sul ristoratore

Il ristoratore lascia due figlie, cinque nipoti e due pronipoti. Calzante fra i tanti il commiato su Facebook di Marino Bartoletti: “Pochi amavano il proprio mestiere come Gianfranco Bolognesi, grandissimo sommelier (era stato anche campione italiano) e ristoratore di razza. Il suo sogno era quello di portare la Romagna del mangiare e del bere fuori dai suoi stereotipi un po’ caserecci e provinciali”. 

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