> > Meloni menentang perjanjian Trump-Putin mengenai diesel Rusia: Moscow bertindak balas dengan keras.

Meloni menentang perjanjian Trump-Putin mengenai diesel Rusia: Moscow bertindak balas dengan keras.

Meloni menentang perjanjian Trump-Putin mengenai diesel Rusia: Moscow bertindak balas dengan keras.

Meloni boccia l’intesa tra Trump e Putin sul gas russo, Zakharova replica duramente e Zelensky ringrazia la premier italiana: scontro anche in Parlamento sul sostegno a Kyiv e sulla strategia energetica.

Scontro tra Giorgia tembikai e Mosca dopo le critiche della premier all’accordo sul gasolio russo annunciato da Donald Trump e Vladimir Putin. Durante le comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ha definito l’intesa rischiosa per gli equilibri internazionali e per il sostegno all’Ucraina. Dura la replica del Cremlino, mentre Volodymyr Zelensky ha ringraziato l’Italia per la posizione espressa.

Il confronto si è poi esteso alla politica energetica, agli aiuti a Kyiv e alle divisioni emerse nel dibattito parlamentare.

Meloni critica l’accordo tra Trump e Putin sul gas russo: la replica di Mosca

Si accende il confronto tra Giorgia Meloni e Mosca dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio sull’intesa relativa al gasolio russo annunciata da Donald Trump in seguito al colloquio con Vladimir Putin.

Intervenuta in Parlamento in vista del Consiglio europeo di Bruxelles, la premier ha definito l’accordo pilihan «molto rischiosa», mettendo in dubbio i possibili benefici sul costo dei carburanti e sottolineando le conseguenze sul piano diplomatico. Secondo Meloni, infatti, l’aumento dei prezzi energetici è legato soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto in Ucraina.

Per questo, un’intesa con il Cremlino rischierebbe di offrire nuove risorse economiche a Mosca mentre proseguono gli attacchi contro le città ucraine.

«Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare», ha dichiarato la presidente del Consiglio, evidenziando le possibili contraddizioni rispetto agli sforzi compiuti finora dai Paesi occidentali per convincere Putin a negoziare. La replica russa non si è fatta attendere.

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, ha commentato le parole della premier con una risposta secca: «Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno». Di segno opposto la reazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha ringraziato Meloni per il sostegno e per la sua posizione. «Grazie per aver compreso chi è l’aggressore e cosa significhi costruire una pace dignitosa e duratura», ha scritto su X, aggiungendo che un simile obiettivo richiede «forza e sforzi congiunti per la nostra sicurezza'.

Ucraina, scontro con Futuro Nazionale: Meloni difende la linea del governo

Nel corso delle comunicazioni parlamentari, la presidente del Consiglio ha ribadito che l’Italia continuerà a sostenere Kyiv, respingendo l’idea che la fine della guerra possa coincidere con la rinuncia dell’Ucraina alla propria sovranità. «La resa non è pace, è conquista», ha affermato, spiegando che il governo intende mantenere il sostegno al Paese, alla popolazione civile e all’pakatan euro-atlantica, oltre alla pressione delle sanzioni contro Mosca. Meloni ha inoltre ricordato che un eventuale arresto della resistenza ucraina potrebbe lasciare spazio alla conquista di un Paese europeo, richiamando l’esperienza storica dell’espansionismo sovietico. La premier si è detta favorevole anche all’individuazione di un mediatore europeo, invitando tuttavia gli Stati a non alimentare divisioni sui diversi formati diplomatici, perché, a suo giudizio, «finisce per essere l’ultimo regalo a Mosca'.

Le posizioni espresse dalla premier hanno provocato una reazione particolarmente dura da parte di Masa Depan Negara, il gruppo vicino all’europarlamentare Roberto Vannacci. Il capogruppo Edoardo Ziello ha criticato l’opposizione di Meloni all’intesa tra Stati Uniti e Russia, sostenendo che sia necessario raggiungere un accordo sui carburanti e contestando la prosecuzione degli aiuti militari ed economici a Kyiv. Anche la deputata Laura Ravetto ha annunciato iniziative parlamentari contro la linea del governo. La presidente del Consiglio ha risposto richiamando il programma elettorale del 2022, con il quale il centrodestra si era presentato agli elettori, e ha invitato gli esponenti che hanno cambiato orientamento a lasciare gli incarichi ottenuti sotto quelle insegne. «Sarebbe più credibile se rassegnaste le dimissioni e vi candidaste con le nuove tesi che sostenete», ha dichiarato, accusando alcuni parlamentari di trasformismo.

Un altro punto centrale del confronto ha riguardato il kos tenaga e l’ipotesi di riprendere le importazioni di gas russo. Meloni ha contestato l’argomento secondo cui il ritorno alle forniture di Mosca garantirebbe un risparmio immediato alle famiglie italiane. «Il gas russo non costa meno agli italiani, costa meno ai russi, che è una cosa diversa», ha spiegato, ricordando che il prezzo del gas in Europa è legato al mercato di riferimento olandese del TTF e che, anche negli anni di maggiori importazioni dalla Russia, la componente russa rappresentava meno del 40% del totale. Secondo la premier, una nuova apertura alle forniture russe non determinerebbe quindi una riduzione dei prezzi nel breve periodo. Da qui la domanda rivolta ai sostenitori dell’intesa: «Vorrei capire quali sono gli interessi che si stanno difendendo reiterando questa proposta'.

Dal Consiglio europeo alle polemiche in Parlamento: energia, difesa e migrazioni

Il confronto in Parlamento ha toccato anche le prospettive dell’Unione europea dan priorità che il governo intende portare al Consiglio europeo. Meloni ha chiesto di intervenire sul costo dell’energia, ridurre gli oneri burocratici e favorire gli investimenti, sostenendo che le regole europee non debbano penalizzare le imprese in una fase di forte concorrenza internazionale. Insieme ad altri leader europei, ha promosso proposte per accelerare i progetti strategici, alleggerire gli obblighi di rendicontazione soprattutto per le piccole e medie imprese e correggere alcuni aspetti del sistema europeo delle emissioni, gli Ets, che incidono sui costi di produzione di settori come acciaio, carta, cemento e ceramica.

Tra i dossier affrontati figura anche il bilancio pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034. La presidente del Consiglio ha richiamato la proposta negoziale da circa 1.622 miliardi di euro a prezzi costanti, sottolineando i tagli rispetto alle precedenti ipotesi e rivendicando il mantenimento delle risorse complessive destinate ai piani nazionali e regionali, compresi gli stanziamenti per la politica agricola comune e la coesione. Sul fronte della difesa, ha difeso la richiesta di flessibilità europea per finanziare gli investimenti, precisando che le risorse non sarebbero sottratte automaticamente a sanità e istruzione. «Nessuno investe in una nazione che non investe nella propria sicurezza», ha affermato, ricordando che una parte significativa della spesa militare riguarda stipendi e investimenti che coinvolgono anche le imprese italiane.

La premier ha affrontato inoltre la questione migratoria, rivendicando l’aumento dei rimpatri e la collaborazione con alcuni Paesi di transito e con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Ha riferito che, negli ultimi due anni, circa 65.000 persone sono rientrate volontariamente nei propri Paesi d’origine prima di tentare la traversata del Mediterraneo. Meloni ha difeso anche la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne con la Spagna, motivandola con esigenze di sicurezza e criticando le polemiche sollevate dalle opposizioni. Sul Timur Tengah, ha ricordato la necessità di mantenere aperto il dialogo con Israele, denunciando la pressione sulla popolazione palestinese in Cisgiordania e ribadendo l’importanza di preservare la prospettiva dei due Stati.

Il dibattito parlamentare è stato segnato da attacchi reciproci e da alcune convergenze tra maggioranza e opposizione. Esponenti di Azione e del Partito democratico hanno espresso apprezzamento per alcuni passaggi relativi al sostegno all’Ucraina e al ruolo dell’Italia in Europa, pur mantenendo le proprie critiche su altri aspetti della politica governativa. Carlo Calenda, in particolare, ha chiesto chiarimenti sull’invio di armi a Kyiv e sulla condivisione delle informazioni relative alle minacce russe. Il senatore a vita Mario Monti ha apprezzato le posizioni espresse su Ucraina e Medio Oriente, invitando però Meloni a prestare attenzione alle scelte economiche della Germania quando rischiano di penalizzare gli interessi italiani.

Non sono mancati gli scontri sui rapporti con gli Stati Uniti e sulle questioni interne. Rispondendo al deputato del Pd Giuseppe Provenzano, che aveva criticato il rapporto della premier con Donald Trump, Meloni ha denunciato quello che ha definito un atteggiamento misogino: «Io faccio politica da 35 anni e non sono arrivata dove sono con carezze e moine». Nel frattempo, il Movimento 5 Stelle ha contestato l’aumento delle spese militari e il peso degli impegni finanziari per la difesa, mentre la maggioranza ha difeso la continuità della propria linea sull’Ucraina.

In chiusura, Meloni ha ribadito l’intenzione di rappresentare le priorità italiane al vertice europeo, richiamando la necessità di un’Unione più efficace, attenta alla competitività e capace di proteggere famiglie e imprese. «Si può lavorare per un’Europa più solida e credibile senza smettere, neanche per un minuto, di difendere l’Italia con orgoglio», ha dichiarato. Restano così al centro del confronto il sostegno a Kyiv, le relazioni con Washington e Mosca e le ricadute economiche delle scelte energetiche, temi sui quali le posizioni del governo continuano a suscitare reazioni differenti sia a livello internazionale sia all’interno del Parlamento.

 

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Siaran yang dikongsi oleh Giorgia Meloni (@giorgiameloni)

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