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Muammar Gheddafi, longevo e odiato dittatore libico. Siamo alla fine?

Muammar Gheddafi ha governato per quarant’anni il paese, tra eccentricità, tendenze nazionalistiche e rancori verso l’Occidente. Qual è la sua storia, e perché è cresciuto un tale odio nei suoi confronti?
Nacque a Sirte nel 1942, in pieno deserto, da una umile famiglia di beduini; studiò Storia all’Università e successivamente entrò nell’Accademia militare di Bengasi. Nel 1966 fu tra i fondatori del Movimento degli ufficiali unionisti liberi, che soli tre anni dopo realizzò un colpo di stato, rovesciando re Idris El-Senussi e proclamando la Repubblica. Il monarca era infatti considerato troppo servile nei confronti degli occidentali, in particolare verso gli Stati Uniti e la Francia. Muammar el-Gheddafi emerse come capo del Consiglio del Comando della Rivoluzione: si autopromosse colonnello e si mise alla testa delle forze armate.

I paesi arabi più progressisti guardarono con soddisfazione a questi sviluppi, tanto che nello stesso 1969 Gheddafi firmò un’alleanza con l’Egitto e il Sudan. Ma presto il golpista assunse toni da vero dittatore: assunse i ministeri della difesa e dell’interno, sciolse i sindacati, si sostituì al primo ministro Maghrabi (che sotto la monarchia era stato sindacalista). Realizzò un rimpasto dei ministri: i ruoli chiave furono assegnati a militari del Consiglio della rivoluzione. Inoltre estromise Inglesi e Americani dalle basi che erano state concesse dal regime precedente: dopo l’occupazione italiana infatti era seguita quella britannica.

Nel 1972 fu approvato un progetto di fusione della Libia con l’Egitto, che però non entrò mai in pratica.
Nasser, presidente egiziano dal 1956 al 1970, è stato una figura molto importante nella formazione ideologica di Gheddafi, in particolare riguardo alle idee di panarabismo, nazionalismo arabo.
Per quanto riguarda la gestione del petrolio, ad esempio, Gheddafi mostrò fin dall’inizio la volontà di proteggere i propri giacimenti: nel 1971 impose alle compagnie che operavano in Libia un aumento delle quote da versare al paese, e nel 1973 procedette alla nazionalizzazione degli impianti petroliferi.

I nuovi proventi furono usati in parte per elevare le condizioni di vita della popolazione, e assicurarsi l’appoggio delle grandi masse, ma in gran parte vennero diretti verso l’acquisto di armi e il finanziamento di movimenti rivoluzionari di tutto il mondo. Il colonnello inoltre realizzò una serie di misure sempre più restrittive per le libertà personali, per una più ortodossa applicazione della Shari’a, la legge religiosa islamica che deriva dal Corano e dalla Sunna: soppressione dell’alcool, chiusura dei locali notturni.

Nel 1972 cedette la carica di primo ministro al secondo uomo della rivoluzione, Jallud.
Nel 1976 pubblicò l’opera “Il Libro Verde”, in cui presentava la rivoluzione libica e l’Islam come unica possibile via di liberazione, in aperta opposizione al capitalismo e al comunismo. Il verde rimanda al colore della bandiera libica ma anche alla religione musulmana: il verde era infatti il colore preferito del Profeta Maometto. La “Terza teoria universale” proposta da Gheddafi si basa su una democrazia diretta, fondata sui comitati popolari: una sorta di socialismo musulmano.

Per quanto riguarda gli ultimi coloni italiani, circa 20mila (la Libia è stata oggetto delle mire espansionistiche di Mussolini, tanto che nel 1939 fu dichiarata territorio metropolitano dell’Italia), nel 1970 Gheddafi confiscò i loro beni e infine li obbligò a lasciare il paese.

L’Egitto passò presto dal lato dei nemici nel 1979, quando Sadat firmò gli accordi di Camp David, considerati un vero e proprio tradimento nei confronti del popolo arabo.
Nel 1977 è stata promulgata una Costituzione, che descrive la Libia come una Repubblica Popolare Socialista con un governo popolare diretto.
Gli anni ’80 hanno visto un inasprirsi dell’opposizione, con numerosi tentativi di colpi di stato e attentati alla sua persona, sempre falliti.

Il maggiore risentimento nei confronti degli Stati Uniti nacque probabilmente durante la presidenza di Reagan: l’ex attore infatti additò Gheddafi come il maggiore ispiratore del terrorismo internazionale, tanto che nella primavera del 1986 fece bombardare Tripoli e la residenza personale del colonnello. Ma l’unico risultato fu di aumentare una certa solidarietà araba: Gheddafi si avvicinò all’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, permettendo l’apertura di una sede a Tripoli. Si è poi riavvicinato all’Egitto, alla Tunisia, all’Iraq e al Marocco.
Un altro episodio degno di nota avvenne nel dicembre del 1988, quando esplose un aereo passeggeri sulla cittadina di Lockerbie, in Scozia: un attentato dalle dimensioni ancora mai viste. L’ONU dette la responsabilità dell’accaduto proprio alla Libia; al rifiuto di Gheddafi di arrestare i cittadini accusati, le Nazioni Unite risposero con la Risoluzione 748, che sanciva un embargo economico nei confronti del paese, la cui economia era già in una fase discendente. Solo nel 1999 il colonnello ha cambiato atteggiamento nei confronti della comunità internazionale, e finalmente sono stati consegnati gli imputati: uno condannato all’ergastolo, l’altro assolto.
Si tratta della prima di una serie di iniziative volte a migliorare i rapporti con l’Occidente: durante la prima guerra del Golfo, nel 1990, Gheddafi ha condannato l’azione di Saddam Hussein, e successivamente si è allontanato dall’integralismo islamico, tanto che George W. Bush ha deciso di cancellare il paese dalla lista degli “Stati Canaglia”.

Nel 1995 il Colonnello ha designato alla successione il proprio figlio Sayf al-Islam Gheddafi.
Nella sua eccentricità (come scordarsi le sue inseparabili infermiere ucraine, le guardie del corpo donne armate e gli show che ha portato in Italia durante le ultime visite al premier Berlusconi?), Gheddafi ha regnato sulla Libia per quarant’anni: un primato del mondo arabo.

Le proteste infiammatesi negli ultimi giorni sono preoccupanti per l’altissimo livello di violenza: oltre a sparare contro i manifestanti (quasi un milione ormai è in piazza), sono iniziati veri e propri raid aerei dei caccia dell’aviazione: il bilancio di 300 morti è quindi da ritenersi provvisorio. Anche gli Ulema, dotti religiosi, si sono uniti ai manifestanti, dichiarando: “La ribellione contro il regime di Muammar Gheddafi è un dovere religioso per ogni musulmano libico”. I rivoltosi avevano dato fuoco alla sede del governo a Tripoli e ad altre sedi istituzionali. Circolano già numerose voci su una fuga del Colonnello in Venezuela.
Siamo davvero a un passo dalla guerra civile?

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