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Mutui Subprime, potrebbero arrivare in Italia?
Economia

Mutui Subprime, potrebbero arrivare in Italia?

Subprime (Subprime lending), B-Paper, near-prime o second chance sono termini inglesi che indicano quei prestiti che, nel contesto finanziario USA, vengono concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto ha avuto problemi pregressi nella sua storia di debitore. I prestiti subprime sono rischiosi, sia per i creditori sia per i debitori, vista la pericolosa combinazione di alti tassi di interesse, cattiva storia creditizia del debitore e situazioni finanziarie poco chiare o difficilmente documentabili, associate a coloro che hanno accesso a questo tipo di credito. Il termine, in particolare il prefisso “sub-”, fa riferimento alla condizione non ideale (prime loan), considerando la maggiore condizione di rischio, del rapporto di obbligo. Queste condizioni includono tassi d’interesse, parcelle e premi più elevati. La crisi è iniziata approssimativamente nella seconda metà del 2006, quando cominciò a sgonfiarsi la bolla immobiliare statunitense e, contemporaneamente, molti possessori di mutui subprime divennero insolventi a causa del rialzo dei tassi di interesse.

La crisi diventa più forte e nel settembre-ottobre 2008, è il bimestre in cui scompaiono le banche d’affari più note: il 15 settembre 2008 Lehman Brothers dichiara la bancarotta invocando il chapter 11, e il 22 settembre Goldman Sachs e Morgan Stanley diventano banche normali. Tutti gli indici borsistici mondiali flettono in maniera consistente, arrivando mediamente sui livelli della fine del XX secolo.

All’esplosione della crisi dei mutui subprime, ha fatto seguito la decisione di alcune banche di “congelare” le quote dei propri fondi di investimento, sospendendone la compravendita per impedirne un deprezzamento. In altri casi, i creditori hanno dichiarato le loro insolvenze e vi sono stati casi di fallimento, che hanno portato ad un calo dei titoli in Borsa generalizzato nei vari settori. Il calo dell’ agosto 2008 delle borse americane, europee ed asiatiche ha indotto le banche centrali di tutto il mondo ad iniettare miliardi di liquidità per sostenere i corsi azionari della Borsa. In un primo momento le banche centrali, in special modo la FED, hanno agito come prestatori di ultima istanza, con interventi di aiuto mirati e in un secondo momento hanno abbassato notevolmente il costo del denaro in modo da assicurare sufficiente liquidità all’intero sistema. Questo insieme alle garanzie governative sui depositi ha evitato il fenomeno della “corsa agli sportelli” e quindi effetti ancora più devastanti sull’intera economia. Nell’area Euro si è verificato il più massiccio intervento nella storia della BCE. I prestiti della Banca Centrale, in un momento di vendite generalizzate, sono servite agli investitori a contenere le perdite o a realizzare un guadagno, impegnando sovente direttamente le banche centrali a comprare ciò che nessuno attore del sistema economico intendeva più acquistare, e di cui il mercato tendeva a disfarsi. Il lato positivo è che tutti i governi, sia USA che della zona UE, sono stati costretti a mettere le mani nel settore finanziario con riforme quali: il divieto in USA alle banche di fare trading con i soldi dei clienti, e in zona UE con gli aumenti di copertura con capitali propri (Tier 1 e Basilea III), in modo da rendere più solide le banche e meno soggette a fallimenti in caso di nuove crisi finanziarie.

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