Napoli, 28enne picchiata a sangue dal marito: "Non voleva mettere il burqa"
Napoli, 28enne picchiata a sangue dal marito: “Non voleva mettere il burqa”
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Napoli, 28enne picchiata a sangue dal marito: “Non voleva mettere il burqa”

Napoli, 28enne picchiata a sangue dal marito: "Non voleva mettere il burqa"

Nel napoletano, una 28enne islamica è stata picchiata a sangue dal marito perché si comportava troppo "all'occidentale" e si era rifiutata d'indossa il burqa.

Ancora una volta una donna fa le spese della violenza di un uomo non disposto ad accettare la sua indipendenza. Questa volta siamo a Sant’Anastasia, nel napoletano, dove una 28enne è stata malmenata dal marito 51enne perché, a detta di questi, si comportava troppo “all’occidentale” e si era rifiutata di indossare il burqa. L’uomo, un marocchino, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di sequestro di persona, minaccia aggravata e maltrattamenti in famiglia.

Calci e pugni per punirla di non indossare burqa e abiti lunghi

L’uomo, che non gradiva lo stile di vita e l’abbigliamento della giovane moglie, sua connazionale, l’avrebbe picchiata a sangue con calci e pugni, procurandole lesioni al volto. Poi, per impedire che potesse chiamare i soccorsi l’ha rinchiusa nel bagno di casa. La donna, però, è riuscita comunque a scappare. Giunta in strada, si è accasciata a terra. Alcuni vicini, che hanno visto la scena, hanno chiamato i carabinieri.

Ai militari la 28enne ha raccontato che, a causa del suo rifiuto di indossare il burqa, non era la prima volta che il marito la picchiava. Trasportata poi in ospedale, le sue ferite sono state giudicate guaribili in 15 giorni. Il marito della donna è stato arrestato dai carabinieri. Per lui il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere presso il penitenziario di Poggioreale.

Nuovo carburante alle polemiche

La storia della 28enne marocchina dà nuova linfa al dibattito sull’opportunità di vietare o meno per legge l’uso del burqa e del velo islamico. Riaccesosi nei giorni scorsi a seguito della sentenza della Corte Europea, che si era pronunciata favorevolmente sulla legittimità del licenziamento di una donna che si era ostinata a presentarsi col capo velato al lavoro, nonostante il regolamento interno della sua azienda. E rinfocolato anche da altre storie di violenza familiare, come quella ai danni di una ragazzina di 14 anni originaria del Bangladesh, ma residente di Bologna, alla quale la famiglia aveva rasato la testa perché si rifiutava di indossare il velo a scuola.

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