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‘Ndrangheta: 12 arresti eseguiti fra Italia e Spagna per narcotraffico

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Si deve ai carabinieri del Ros lo stroncamento di un’organizzazione criminale affiliata alla ‘ndrangheta; la stessa sarebbe stata dedita al traffico internazionale di stupefacenti, in particolare di cocaina e hashish. E sono dodici le ordinanza di custodia cautelare in corso d’esecuzione dalle prime ore di stamane in provincia di Torino, in Spagna e in altre località d’italia, disposte dal Gip del capoluogo piemontese su richiesta della procura distrettuale.Un risultato vincente che si deve ad una lunga indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Torino.

In manette sarebbero finiti anche due latitanti che si erano rifugiati nell’assolata Costa del Sol. Le accuse sono quelle di associazione finalizzata al traffico internazionale di droga e detenzione d’armi.

Il sodalizio della ‘ndrangheta con gli “affari” criminali internazionali

L’operazione, soprannominata “Bellavita” e le relative indagini hanno permesso, in dettaglio di individuare soprattutto i canali di approvvigionamento, le modalità di trasporto e la rete di distribuzione dello stupefacente.

Come anche di localizzare e catturare a Malaga, con la collaborazione della polizia spagnola, due “pericolosi latitanti” dediti al narcotraffico.

Ma, come è ormai risaputo grazie ad anni ed anni di arresti e indagini relative all’affiliazione criminale italiana, gli stessi affari della ‘ndrangheta non procedono solo all’estero ma, nelle origini nascono e sono ben radicati in altre “gestioni”. Prima fra tutti quella dei rifiuti che, come insegna l’operazione “Metauros” contro la cosca Piromalli ha segnato un punto ben preciso sulle commistioni della ‘ndrangheta stessa in diverse attività illecite.

Focus sulle attività criminali della ‘ndrangheta

Lo ha evidenziato, tempo addietro e in precedenti interviste anche Federico Cafiero de Raho, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, parlando proprio dell’operazione MetaurosQuesta operazione certifica, per l’ennesima volta, l’interesse economico e di potere sul territorio della ‘ndrangheta nel riciclo dei rifiuti”.E proseguendo “Il termovalorizzatore era di fatto nella disponibilità del “casato” dei Piromalli e dei loro sodali, tra i quali i fratelli Giuseppe, Domenico e Paolo Pisano, imprenditori di riferimento del clan“.

Fra le numerose famiglie criminali, in particolare i Piromalli avevano infatti acquisito anche il controllo della società Iam (Iniziative ambientali meridionali) che si occupa le acque reflue dei comuni di Anoia, Cinquefrondi, Feroleto della Chiesa, Cittanova, Melicucco; e a seguire Polistena San Giorgio Morgeto, Taurianova, Laureana di Borrello, Galatro, Gioia Tauro, Rosarno, Palmi, San Ferdinando e Rizziconi. Un bacino d’utenza totale di oltre 150 mila persone.

Gaetano Paci, Procuratore aggiunto precisò in quell’incontro coi giornalisti, risalente ai primi d’ottobre scorso “Con il sistema della sovrafatturazione le persone coinvolte nell’operazione ottenevano, di fatto, il pagamento della tangente, occupandosi anche dello smaltimento dei fanghi di depurazione, provenienti da impianti di tipo biologico e industriale, per la produzione di “compost” per usi agronomici“.

Come si evince dunque dalle varie indagini concluse e ancora in corso, da parte delle Forze dell’Ordine è chiaro come le attività illecite della ‘ndrangheta puntino a varie aree economiche, con il massimo profitto a pieno discapito ora della salute pubblica, ora dei singoli imprenditori di zona. Resta ancora molto da scoprire sulle varie affiliazioni delle varie famiglie criminali. Senza dubbio, però l’ottimo risultato dell’operazione Bellavita dimostra quale duro colpo stia infliggendo la Giustizia ai danni della Mafia calabrese.

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