> > Neonato morto, la madre: "Ho chiesto aiuto per tre notti di seguito"

Neonato morto, la madre: "Ho chiesto aiuto per tre notti di seguito"

neonato morto al Sandro Perini di Roma

La mamma del neonato morto con 'ipotesi di soffocamento racconta della stanchezza accumulata dopo 17 ore di travaglio

La mamma del neonato morto con l’ipotesi di soffocament0, ricostruisce quanto avvenuto due settimane fa: “Ho chiesto aiuto per tre notti di seguito al personale del reparto in cui ero stata ricoverata, non mi hanno ascoltato”. 

La magistratura indaga sul caso del neonato morto al Pertini

Mentre la magistratura e la polizia indagano per individuare eventuali responsabilità della struttura sanitaria, la mamma del neonato morto per ipotesi di  soffocamento  (ma devono ancora arrivare i risultati dell’autopsia per stabilirlo con certezza)- tramite il suo avvocato Alessandro Palombi, che assiste lei e il compagno – ha cercato di ricostruire, con estremo dolore, i tragici momenti della vicenda nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

“Provata dopo 17 ore di travaglio”

” Ero ancora molto stanca, piuttosto provata dal parto, dopo 17 ore di travaglio, il 5 gennaio. Ero entrata in ospedale il giorno precedente, avevamo scelto il Pertini perché ero affezionata a questo posto visto che ci sono nata anche io. Per due notti, quella dopo aver partorito e quella successiva, sono riuscita, a fatica, a tenere il bambino vicino a me. Ero stravolta, ho chiesto aiuto alle infermiere, chiedendo loro se potevano prenderlo almeno per un po’, mi è sempre stato tuttavia risposto che non era possibile portarlo nella nursery” afferma la giovane donna che vive con la famiglia alle porte di Roma.

Poi aggiunge: ” E lo stesso è accaduto la notte di sabato. Anzi, mi sentivo peggio dei giorni precedenti. Ho chiesto ancora di prendere il bimbo, non l’hanno fatto. Due notti ho resistito, l’ultima ero davvero affaticata. “Non è possibile”, mi è stato risposto ancora una volta’. 

“Ho chiesto aiuto per tre notti”

La ventinovenne racconta che a parte la stachezza, aveva sempre una flebo attaccata al braccio:  ” Mi muovevo con difficoltà, poi quella notte sono crollata, non ce la facevo proprio.

Da quel momento non ricordo più nulla”.

Dopo aver raccontato il modo in cui le è stato comunicato il decesso del piccolo, la donna afferma di aver realizzato a poco a poco quanto avvenuto: “Non ricordavo niente di quella notte. Non capisco come sia potuta succedere una cosa del genere: ho chiesto aiuto per tre notti di seguito al personale del reparto in cui ero stata ricoverata (Ostetricia e ginecologia, ndr), non mi hanno ascoltato.

Due giorni dopo, il 10 gennaio, ho firmato le dimissioni e sono tornata a casa. Adesso pretendo giustizia”.

La solidarietà di tante donne sul web

A prescindere dalla vicenda giudiziaria e da  eventuali responsabilità della struttura sanitaria che solo i giudici potranno accertare , i racconti di tante mamme sul web riguardanti esperienze nei vari ospedali sparsi nel Paese, testimoniano che il problema dell’approccio di alcuni elementi del personale sanitario nei confronti delle madri, nei giorni delicati dopo il parto, è serio e radicato da tempo. Un problema del quale si discute da tanti, troppi anni, e che non solo non ha ancora una soluzione ma che probabilmente è ancora più evidente dopo i problemi organizzativi seguiti alla pandemia.