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Nicolas Sarkozy nega le accuse: “Mi stanno calunniando”

Nicolas Sarkozy nega fermamente quanto imputatogli. L'ex premier francese ha affermato che mancano prove materiali del finanziamento libico

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Nicolas Sarkozy non ci sta, e si difende. Le accuse che sono state indirizzate a lui sarebbero, secondo l’ex premier francese, delle calunnie. Non ci sarebbe nessuna prova materiale dei finanziamenti libici a sostegno della sua campagna elettorale che poi lo portò alla presidenza nel 2007.

Nicolas Sarkozy, adesso, ha a disposizione sei mesi per rispondere all’incriminazione (ieri è stato accusato formalmente di corruzione passiva). Dovrebbere essere scontato che lo faccia. Dopodiché, i magistrati dovranno valutare se ci siano o meno gli estremi per aprire un processo. Se le accuse, invece, fossero vere, l’immagine della Francia, a livello internazionale, subirebbe un durissimo colpo.

Nicolas Sarkozy nega accuse

Nicolas Sarkozy si sente vittima. Ha affermato che non ci sono prove materiali dei presunti finanziamenti libici che avrebbero in modo decisivo sostenuto la sua campagna elettorale per le elezioni francesi del 2007.

Elezioni che sono state vinte da Nicolas Sarkozy. E, se le accuse fossero invece vere, a livello internazionale sarebbe uno scandalo tremendo per Nicolas Sarkozy, ma anche per la Francia intera. I finanziamenti sono stati confermati da ex responsabili libici e dal mediatore, il faccendiere franco-libanese Ziad Takieddine, mentre altri dignitari libici hanno smentito Sono da poco finite le 48 ore di fermo, durante le quali l’ex premier è stato interrogato dagli inquirenti.

Nella serata di mercoledì, Nicolas Sarkozy è stato formalmente accusato di corruzione passiva. Nicolas Sarkozy è stato posto sotto controllo giudiziario. Si tratta di una misura coercitiva non molto differente dalla libertà condizionata che prevede restrizioni dei movimenti in attesa dell’eventuale processo processo. Nicolas Sarkozy ha sei mesi di tempo per ricorrere contro l’incriminazione. L’ex presidente era già stato incriminato nel corso di altre due inchieste, da quando non è più premier.

Reazioni

Jean-Pierre Raffarain, anche lui ex premier, ha affermato che gli investigatori hanno la volontà di umiliare i sospettati. Secondo lui, quando c’è di mezzo la politica, “la nostra giustizia non sembra serena”. Marine Le Pen, nel frattempo, aveva sbandierato il vessillo del garantismo. La donna ha dichiarato: “I media tendono a dimenticare che esiste la presunzione d’innocenza per chi viene accusato di qualcosa”. Anche la presidente del Front National mette dubbi sulla correttezza delle azioni di certi magistrati.

Scandalo internazionale

Tuttavia, ci sono, appunto, anche conferme. Per esempio le dichiarazioni fatte in tv da Ziad Takieddine, ossia l’uomo d’affari che fece da intermediario tra Tripoli e Parigi. A lui, si aggiunge il cugino di Gheddafi che ieri ha parlato a Rainews. Lui ha confermato l’impianto delle altre testimonianze. Se tutto fosse vero, questa incriminazione per tangenti sarebbe una catastrofe sotto tutti i punti di vista. L’indagine fa intendere che l’operazione della Francia avvenuta nel 2011 in Libia fosse improntata a seppellire scomode verità. La figura, a livello internazionale, sarebbe pessima, anzi di più. E il partito, esclusi i fedelissimi di Nicolas Sarkozy, ieri ha iniziato a prendere qualche distanza.

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