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Niente grazia ad Asia Bibi, accusata di blasfemia

Il 29 novembre l’Alta Corte di Lahore ha reso noto il suo diktat: niente grazie ad Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per impiccagione con l’accusa di blasfemia. La donna infatti avrebbe insultato il profeta Maometto. La decisione è stata influenzata da una petizione firmata da numerosi avvocati che chiedevano che la Bibi non fosse perdonata. Inoltre, dato che la questione è giudiziaria, la donna non può essere perdonata neppure dal presidente Zardari.Secondo un’inchiesta condotta dal ministro delle Minoranze Shahbaz Bhatti, invece, la donna è innocente, e va graziata.

Il caso aveva mobilitato la comunità internazionale, compreso Papa Benedetto XVI, che ha chiesto il suo rilascio. Ma la più influente alleanza sunnita pakistana è scesa in piazza lunedì scorso per chiedere che non venga concessa la grazia, perché si rischierebbe di gettare il Paese nell’anarchia.

La donna, madre di cinque figli, era stata condannata a morte l’8 novembre in base alla legge sulla blasfemia, che prevede la pena capitale per chi commette questo reato, anche se al momento in Pakistan questa pena non è mai stata eseguita.

Le accuse risalgono al giugno 2009, quando venne denunciata con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto durante una discussione con alcune musulmane.

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