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Nobel: 'Paabo studiò anche Oetzi', sull'uomo dei ghiacci le sue prime prove

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Milano, 3 ott. (Adnkronos Salute) - Dietro gli studi che hanno fruttato il premio Nobel per la Medicina 2022 allo svedese Svante Pääbo c'è anche lo 'zampino' - anzi il Dna mitocondriale - di Oetzi, l'uomo dei ghiacci vissuto nelle Alpi Orientali 5.300 anni fa. Er...

Milano, 3 ott.

(Adnkronos Salute) – Dietro gli studi che hanno fruttato il premio Nobel per la Medicina 2022 allo svedese Svante Pääbo c'è anche lo 'zampino' – anzi il Dna mitocondriale – di Oetzi, l'uomo dei ghiacci vissuto nelle Alpi Orientali 5.300 anni fa. Era il 1994. Tre anni prima i coniugi Erike e Helmut Simon lo avevano risvegliato dal suo sonno millenario. Scendendo dalla cima 'Finale' al rifugio, lo avevano intravisto sul ghiacciaio del Similaun, nelle alte quote della Val Senales.

Oetzi pesava 15 chilogrammi, era alto 1,60 metri, venne battezzato Iceman. Un filo 'a doppia elica' lo lega al papà della paleogenomica che, come recita un estratto dello studio pubblicato su 'Science', estrasse e analizzò "il Dna da campioni di tessuto di questo individuo del tardo neolitico".

Quel lavoro sul Dna di Oetzi da allora è andato avanti e oggi di lui si sa persino che aveva gli occhi marroni ed era intollerante al lattosio, spiega all'Adnkronos Salute Albert Zink, direttore dell'Istituto per lo studio delle mummie del centro di ricerche Eurac Research di Bolzano.

Zink studia Oetzi da anni e conosce tutti i suoi segreti. Ha studiato all'Università di Monaco proprio quando Pääbo era professore in quell'ateneo. "All'inizio – ripercorre Zink – Pääbo provò a estrarre il Dna di una mummia egiziana e il suo primo articolo era proprio su questo. Il suo lavoro ha creato interesse nel Dna antico, ha sviluppato questo campo concentrandosi poi su" una sfida ancora più grande, cioè svelare il Dna di "Neanderthal e degli ominidi.

Ma prima fu parte di uno studio sul Dna mitocondriale di Oetzi".

"Erano i primi anni dello studio" sull'uomo del Similaun, ricorda l'espetto. "E lì hanno scoperto che" il Dna mitocondriale di Oetzi apparteneva "all'aplogruppo K1. Ma con i mezzi di allora non era possibile fare di più". I metodi poi "sono migliorati e con il sequenziamento" genetico "di nuova generazione" sono state messe a segno molte scoperte, come dimostrano le rivelazioni di Pääbo sui nostri 'antenati'.

Lo scienziato è stato "uno dei primi ad avere questa idea che si può ancora trovare il Dna anche nei reperti antichi, in questi scheletri di Neanderthal e degli ominidi – sottolinea Zink – Prima si pensava che fosse completamente degradato. Lui è stato uno dei primi a perseguire questa idea e a fare le prime prove. Ai tempi era più difficile sequenziare il Dna". Una missione impossibile come viene definita anche dall'Assemblea dei Nobel che ha premiato Pääbo.

"Quel primo lavoro con la mummia egizia alla fine mostrò che c'era stata una contaminazione moderna, ma fu la prova che l'idea" dello scienziato svedese "era possibile", dice Zink. Poi l'evoluzione delle macchine ha dato una mano a svelare l'evoluzione dell'uomo. "Ora si sa bene che il Dna è presente" e può raccontarci il passato. "Proseguendo gli studi sul Dna antico di Oetzi abbiamo fatto tantissime cose – rimarca Zink – Abbiamo ricostruito tutto il genoma e raffinato lo studio del Dna mitocondriale, e sappiamo che è una linea che non esiste più nella popolazione moderna. Abbiamo scoperto batteri e patogeni come l'Helicobacter pylori nel suo stomaco. Ora conosciamo il colore dei suoi capelli e degli occhi".

"Abbiamo camminato sulla strada che ha cominciato Pääbo e per noi è eccezionale che abbiano dato il premio Nobel a lui, che è il simbolo del tipo di ricerca che facciamo anche noi qui. Questo dà più valore al nostro lavoro", conclude Zink per il quale la mummia del Similaun è una 'compagna' di vecchia data: "Io sono qui dal 2007, ma già negli anni 2003 e 2004 da Monaco avevo cominciato a studiare la ferita della mano che Oetzi ha e che potrebbe avere a che fare con le circostanze della sua morte". Poi l'arrivo nell'istituto di Bolzano. Vent'anni sulle tracce di Oetzi.