"Non esiste una fonte di energia sicura al 100%" - Notizie.it
“Non esiste una fonte di energia sicura al 100%”
Nucleare

“Non esiste una fonte di energia sicura al 100%”

Jean-marie Chevalier, l'economista francese sostenitore di una gestione 'razionale' delle fonti energetiche e oppositore della chiusura delle centrali nucleari, misura da lui considerata un'aberrazione economica

“Chiudere le centrali nucleari, per motivi di sicurezza? È un’aberrazione economica, una distruzione di valore. Si chiude ciò che non funziona, non ciò che funziona.”

Ad esprimersi in questo modo è Jean-Marie Chevalier, tra i maggiori esperti di economie delle fonti energetiche. Professore di economia all’Università di Paris-Dauphine, è anche Direttore del Centre de Géopolitique de l’Energie et des Matières Premières, Senior Associate al Cambridge Energy Research Associates (CERA, Paris office), nonché membro del consiglio direttivo di Nexans e del Consiglio di analisi economica francese.
Chevalier ama definirsi “un discepolo di Cartesio”, e come tale predica sempre che “Dobbiamo guardare alla cose in maniera razionale. L’Economia deve essere razionale”. L’incontro con lui è avvenuto alla fine di novembre, in occasione della sua presenza a Milano per un convegno organizzato da Bocconi e IEFE. Una tavola rotonda sui temi dell’energia e della collaborazione Italia-Francia in questo campo.

Durante i lavori della tavola rotonda, il professore parigino non ha mancato di ripetere il suo sostengo all’energia nucleare, vista come fonte di energia efficiente e razionale, e quindi non certo da chiudere come invece hanno fatto i tedeschi.

E la sicurezza dove si pone, in questo panorama di ‘razionalità’?

“Ogni paese ha una sua agenzia dedicata al controllo delle centrali nucleari. Credo che la Francia abbia un’agenzia molto competente, che in tutti questi anni ha saputo dimostrare di lavorare bene. Se questa agenzia dice che una centrale va chiusa, perché non è più sicura, efficiente o altro, allora la si chiude. Se servono investimenti, 200-300 milioni di euro, per migliorare ‘efficienza o la sicurezza di una centrale, allora spetta alla società di gestione valutare la convenienza dell’investimento, la sua economicità con riguardo ai costi di produzione dell’elettricità. Ma se l’agenzia dice che una centrale va bene, perché chiuderla? Come detto, si chiude ciò che non funziona”.

Riscladamento globale, emissioni di gas serra, CO2, Protocollo di Kyoto: come si pone l’energia nucleare in questo senso?

“La situazione del riscaldamento globale ci dice che bisogna arrivare ad un bilancio energetico più povero di carbonio.

Utilizzare le fonti rinnovabili e il nucleare per ridurre le emissioni di CO2.

Le posizioni dei singoli paesi sono le più diverse su come abbassare queste emissioni, e se farlo con il nucleare, per esempio. In Francia si dice: ‘Non abbiamo bisogno di altre centrali nucleari’. La Cina invece ha in programma di costruirne 25-30 entro i prossimi venti, trenta anni. Fano bene a costruirle, però la loro situazione dal punto di vista delle emissioni di CO2 non cambierà di molto. La Cina ha un bilancio energetico con un’elevato livello di carbonio, e questo comincia a farla soffrire.

È un punto importante, perché se rifletto su quello che è il nostro futuro energetico nel breve e medio termine, il punto determinante, per poter veramente rompere questa situazione di elevate emissioni di carbonio e combattere i cambiamenti climatici, è passare alle energie rinnovabili. Però sono ugualmente sicuro che non riusciremo a contenere l’aumento delle temperature globale sotto i due gradi come invece sperava la International Panel on Climate Changes”.

Quali le possibili strategie per stimolare i cambiamenti in tal senso?

“Una via per stimolare il cambiamento è l’aumento dei prezzi dell’energia attraverso strumenti come la carbon tax.

A questo punto, un aspetto che mi preoccupa è quello finanziario.

Si dice sempre che in Francia l’energia costa poco. Non è che i prezzi siano bassi, semplicemente i diversi governi hanno sempre bloccato il loro aumento. Per cui il prezzo attuale dell’elettricità in Francia non rispecchia il suo costo reale. E in un periodo pre-elettorale non possiamo certo aspettarci che le cose cambino. Quindi il risveglio, quando avverrà, sarà traumatico. Alcun scenari prevedono un aumento del 55% del prezzo dell’energia tra il 2010 ed il 2022. Un incremento del genere comporta una grave conseguenza: la precarietà energetica. È socialmente insostenibile. Le persone si troveranno per strada, impossibilitate a sostenere i costi delle bollette energetiche.

Sul caso dei prezzi e del costo dell’elettricità ho avuto un’idea, molto personale e che non ho ancora venduto a nessun candidato presidenziale. Aumentare massicciamente il costo dell’energia, magari attraverso la carbon tax. Con due obiettivi fondamentali: il primo è finanziare il passaggio alle energie rinnovabili, perché è lì che sta il nostro futuro energetico; in secondo luogo gestire le situazioni di precarietà energetica non con l’emissione di assegni a favore delle persone già povere, ma proponendo degli incentivi per permettere loro di cambiare l’auto, la caldaia”.

In conclusione, quali sono i punti principali che dovrebbero caratterizzare l’azione dei governi?

“La ricerca dell’efficienza e della modernità: sono questi i due aspetti fondamentali della questione.

Bisogna puntare sull’incremento del livello di efficienza di ogni singola fonte di energia. E poi bisogna tenere sempre in mente che ogni fonte ha i suoi punti di forza ma anche i suoi punti deboli. La sicurezza al 100% non esiste”.

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