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Non si era vaccinata contro il Covid, il giudice condanna l'azienda per cui lavorava

Lavotatrice non vaccinate vede riconosciute le sue ragioni

Non si era vaccinata contro il Covid, il giudice condanna l'azienda che aveva applicato una circolare emessa dalla Asl 01 L'Aquila-Avezzano-Sulmona

Non si era vaccinata contro il Covid e il giudice condanna l’azienda per cui lavorava e da cui era stata sospesa.

Una lavoratrice vede le sue ragioni riconosciute e percepirà la retribuzione non corrisposta. Nel periodo in cui il  green pass era obbligatorio erano maturati i presupposti per la vicenda giudiziaria approdata davanti al giudice del Lavoro de L’Aquila, lo spiega il Giorno. La toga ha multato l’azienda e l’ha condannata anche al pagamento della retribuzione. 

Non si era vaccinata, il giudice condanna l’azienda

Ma veniamo ai fatti.

Si tratta di una azienda di pulizia che, “con la presupposizione di valenza di una circolare emessa dall’ Asl01 L’Aquila-Avezzano-Sulmona“, aveva “esteso l’obbligo vaccinale ai propri dipendenti” che operavano nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila “e quindi l’obbligo di esibizione del green pass prima di prendere servizio”. Con ciò si era “determinata la sospensione della lavoratrice, dirigente provinciale Ugl L’Aquila, che contestava immediatamente tale  comportamento”. 

Il ricorso di Ugl accolto dal giudice

Il Giudice del Lavoro Giulio Cruciani ha recepito il ricorso di Ugl, assistita dall’avvocato Giulio Silvestri ed ha statuito che la sospensione era illegittima. Lo ha fatto con sentenza 234/2022 ha sanzionato con 2.500 euro l’azienda. Ci sono motivazioni in premessa: “Verrà valutata non la legittimità dell’obbligo vaccinale anti Sars-CoV-2, bensì la legittimità della sospensione dal lavoro per assenza della vaccinazione obbligatoria per alcune categorie di lavoratori o di una certa fascia di età, questo essendo il tema del decidere nel presente giudizio”.

E in chiosa: “deve respingersi con forza la tesi” dell’azienda “secondo la quale un lavoratore può essere sospeso dal lavoro senza che il datore gli comunichi alcunché”.