Non siamo Rambo: parla il poliziotto eroe dell'A14
Non siamo Rambo: parla il poliziotto eroe dell’A14
Cronaca

Non siamo Rambo: parla il poliziotto eroe dell’A14

intervista riccardo muci
intervista riccardo muci

Parla Riccardo Muci, il poliziotto che ha prestato soccorso nei drammatici momenti in seguito alle esplosioni sull'A14 lo scorso 6 agosto

Ha parlato per la prima volta ai giornali Riccardo Muci, il poliziotto che è intervenuto per primo sul luogo dell’incidente sull’A14, lo scorso 6 agosto. Il giovane ufficiale è stato poi colpito alla schiena dalle fiammate causate dalle esplosioni successive al primo boato. Nel primo pomeriggio ha anche ricevuto la visita del primo ministro Giuseppe Conte.

Paura ma anche tanto sangue freddo

“L’esplosione mi ha travolto, letteralmente. Se ho avuto paura? Certo, la paura è un sentimento normale, è giusto che ci sia in ognuno di noi. E’ il comprendere la paura che ci permette di tornare a casa. Non siamo dei Rambo ma siamo innanzitutto degli esseri umani. In quel momento non mi sono lasciato trascinare dalle emozioni. Il mio primo pensiero è stato quello di capire l’entità del danno e mettere in salvo quante più persone possibile”.

Queste le parole di Riccardo Muci, il poliziotto di 31 anni che è intervenuto per primo sulla scena da incubo dell’incidente sull’A14 lo scorso 6 agosto.

Le fiamme dell’esplosione successiva lo hanno preso alla schiena al punto da sciogliergli la maglietta ignifuga. L’uomo era sceso dalla volante per bloccare il traffico e, successivamente, aiutare quegli automobilisti rimasti intrappolati nel tragico incidente.

Muci, originario di Copertino, nel Salento, è ricoverato all’ospedale Bufalini di Cesena a causa delle ustioni riportate.

La visita del premier

Ricordando ancora la confusione di quei momenti, il poliziotto rammenta poi gli attimi in cui, dopo le esplosioni successive, è fuggito ed ha invitato tutti a seguirlo. Appena arrivato alla volante, un collega gli ha buttato dell’acqua fresca addosso. Muci ha continuato a prestare soccorso finché ha potuto, anche con le ustioni che gli laceravano sempre di più la schiena e le braccia. Se si dovesse ritrovare in una circostanza simile, ha dichiarato, farebbe esattamente la stessa cosa.

Nel pomeriggio, tra una telefonata e l’altra, è stato il premier in persona, Giuseppe Conte, a fargli visita e a ringraziarlo, in un tour in cui ha fatto visita anche ad altri ricoverati coinvolti nell’accaduto, prima di scendere a Foggia.

“Sono venuto qui per accertare personalmente le conseguenze sulle persone, le cose e i luoghi e posso dire che, rispetto a quelle che potevano essere, possiamo ritenerci fortunati.

E’ una tragedia senza dubbio, ma i feriti sono in via di guarigione, la situazione è sottocontrollo. Ringrazio la macchina dei soccorsi che è stata fantastica, e il personale sanitario”, ha dichiarato il premier subito dopo la visita al poliziotto. Conte si è poi recato a Bologna, all’ospedale Maggiore, in cui altre vittime sono tutt’ora ricoverate. “Essere qui è un modo per essere vicino alle persone e ai loro familiari, testimoniare la vicinanza del governo alle persone che hanno sofferto questa situazione.” Nello stesso ospedale erano anche ricoverati altri 11 carabinieri che hanno prestato soccorso in borghese, con solo delle ordinarie palette.

Il primo ministro poi ha effettuato una sorvolata in elicottero sulle zone interessate dall’incidente, il raccordo dell’A14 sull’altezza di Borgo Panigale, in particolare la vasta voragine che si è aperta in seguito al crollo del cavalcavia. Conte ha anche pubblicato un “insta video” sulla sua pagina Instagram con le riprese dall’alto della tangenziale chiusa.

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