Non solo Saviano: ecco chi sono i 574 italiani sotto scorta
Non solo Saviano: ecco chi sono i 574 italiani sotto scorta
Cronaca

Non solo Saviano: ecco chi sono i 574 italiani sotto scorta

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In Italia sono 574 i soggetti sotto scorta da parte dello Stato, metà dei quali sono magistrati. Seguono esponenti politici e giornalisti.

Il botta e risposta tra Roberto Saviano e Matteo Salvini ha suscitato la curiosità degli italiani sui nomi di chi nel nostro Paese sono sotto scorta, e perché. Alessandro Di Battista ha denunciato “l’inutilità” di alcuni servizi di tutela bollandoli come “privilegi”. Sotto scorta, infatti, diversi ex ministri unicamente perché hanno ricoperto in passato un ruolo di governo. In base agli ultimi dati disponibili dell’Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale sono 574 i soggetti in Italia sotto scorta, per un totale di 2070 uomini delle forze dell’ordine impegnati a proteggere tali personalità più o meno illustri.

Chi decide a chi dare la scorta

“Vivere sotto scorta è una tragedia e l’Italia è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti e pericolose del mondo. Eppure, nonostante questo, invece di liberare dai rischi i giornalisti sotto protezione, Matteo Salvini li minaccia” tuonava il 21 giugno 2018 Roberto Saviano, in polemica ormai aperta con il ministro dell’Interno.

Salvini infatti aveva lasciato intendere che lo scrittore non correrebbe rischi tali da giustificare l’assegnazione della scorta.

In realtà non è il Viminale a poter decidere a chi dare o togliere la scorta. Le decisioni competono all’Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale, organo che fisicamente è dentro il Ministero dell’Interno ma che gode di piena autonomia decisionale. A volere l’Ucis fu il governo Berlusconi, dopo le polemiche seguite all’attentato contro Marco Biagi, il giuslavorista ucciso nel marzo 2002 e a cui fu tolta la scorta pochi mesi prima.

Di norma sono i prefetti a segnalare all’Ucis i soggetti da tutelare, e l’Ufficio ha poi il compito di decidere o meno l’applicazione della scorta “attraverso la raccolta e l’analisi coordinata delle informazioni relative alle situazioni personali di rischio”. Quando “il rischio è concreto” ecco scattare il dispositivo, che può essere revocato solo quando “il pericolo è cessato”. Difficilmente quindi a Roberto Saviano gli verrà revocata la scorta, visto che alle minacce dei boss di camorra si sono aggiunte negli anni quelle dei narcos messicani.

Di Battista come Saviano

Ma non c’è solo l’autore di Gomorra a vivere sotto scorta.

Matteo Salvini aveva giustificato la sua presa di posizione contro Saviano tirando in ballo “i soldi degli italiani” che si spendono per questo tipo di tutele personali. A stretto giro era stato anche Alessandro Di Battista a denunciare “l’inutilità” di certe scorte.

“La storia delle scorte pazze è una vergogna tutta italiana. Ci sono 560 persone sotto scorta in Italia, 165 in Francia, 40 in Germania e 20 nel Regno Unito” sottolineava l’esponente del MoVimento 5 Stelle. Sotto accusa l’assegnazione di uomini per proteggere “i direttori di La Repubblica, La Stampa, Libero o Il Giornale. E poi Bruno Vespa”. I 19 giornalisti sotto scorta sono infatti quasi tutti direttori.

Ma anche alla “Boschi e a Gasparri“, precisava il pentastellato. “Ma stiamo scherzando? – sottolineava – Con quel che guadagnano se la pagassero da soli la scorta”. Quella della scorta, infatti, è un privilegio dato di default agli ex ministri.

I dati dell’Ucis

In base all’ultimo rapporto diffuso dell’Ucis, risalente al 30 dicembre 2016, “i soggetti destinatari di misure di protezione personale sono in totale 574, con 88 nuove istituzioni e 59 revoche rispetto all’anno precedente”. “In quasi metà dei casi si tratta di magistrati (267 soggetti coinvolti), seguono gli esponenti politici nazionali e locali (74)”.

Sono invece 36 gli “imprenditori e dirigenti d’impresa” e 33 “i dirigenti ministeriali e della pubblica amministrazione” tra cui anche cinque capi di sindacato.

“Negli ultimi anni – si sottolinea ancora nel rapporto – c’è stata una leggera tendenza all’aumento: nel 2013, infatti, gli individui sotto scorta in Italia erano in totale 545; nel 2014, 543; e nel 2015, 569″. Non tutti ovviamente hanno lo stesso “livello” di scorta. Chi corre meno pericoli ha unicamente un dispositivo di “vigilanza” mentre le personalità più a rischio necessitano fino a tre auto blindate con tre agenti per ogni auto. In totale sarebbero impegnati 2070 tra agenti della Polizia di Stato, Carabinieri e Guardi di Finanza.

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