Noor Inayat Khan, principessa spia della II guerra mondiale
Noor Inayat Khan, principessa spia della II guerra mondiale
Storia

Noor Inayat Khan, principessa spia della II guerra mondiale

Noor Inayat Khan
Noor Inayat Khan

Noor Inayat Khan, di nobili origini, fu una principessa spia attiva nella seconda guerra mondiale: il suo fu un sacrificio a tutti gli effetti

In tutte le epoche ci sono figure che si conquistano un piccolo posto nella storia. Ma poi finiscono per essere pressoché dimenticate. Sono persone che, al momento di prendere delle decisioni importanti, non si sono lasciate condizionare da nessuna ideologia e hanno deciso con la propria testa. Noor Inayat Khan, oggi nota come “la principessa spia”, è stata una raffinata intellettuale di origine indiana e di famiglia aristocratica, che avrebbe potuto trascorrere la sua vita al sicuro. Invece scelse di rischiare la propria vita esponendosi in prima persona, fino alle estreme conseguenze.

Noor Inayat Khan: la famiglia

Il padre, Hazrat Inayat Khan (1882-1927), era un importante musicista che oggi i critici considerano “il Beethoven indiano”. Ma era anche un filosofo musulmano, fondatore del Sufi internazionale. Dall’India viaggiò per il mondo facendo proseliti. Infine nel 1912, negli Stati Uniti, conobbe la giovane ereditiera Ora Ray Baker, che si interessava di culture orientali. Tra i due scoccò subito un colpo di fulmine.

Ora lasciò la sua famiglia, contraria all’unione, per sposare Hazrat. Ovviamente si converti anche al sufismo, cambiando il proprio nome in Pirani Ameena Begum. Lei stessa, in seguito, diventerà una poetessa nonché autrice di testi religiosi.

spia francese

Negli anni seguenti la coppia ha quattro figli: Noor, Vilayat, Hidayat e Kahir-un-Nisa. Noor va a studiare in Francia, ma quando nel giugno del 1940 la nazione viene invasa dai tedeschi, Noor torna nel Regno Unito. Subito dopo, insieme al fratello Vilayat, si arruola nelle forze armate inglesi. La sua decisione non è per nulla scontata. La tradizione del Sufi è quella di un pacifismo senza eccezioni. Appena arruolata, Noor è una semplice ausiliaria della RAF. Ma, dopo qualche tempo, i suoi superiori si accorgono che parla il francese benissimo e le propongono di tornare in Francia come agente segreto. Nel giugno del 1943 venne quindi trasferita in Francia con un viaggio aereo notturno.

Noor: la spia più ricercata di Francia

Noor non lo sapeva, ma quello in cui era stata inserita era un gioco parecchio sporco.

Il gruppo di cui fa parte opera a Parigi ed è guidato dal maggiore inglese Francis Suttil. Lui coordina anche altre due giovani donne, Diana Rowden e Cecily Lefort, con l’assistenza dell’agente francese Henri D’Оrincourt. Dopo la guerra, nel 1948, quest’ultimo verrà processato per doppio gioco. Verrà anche accusato di aver venduto ai tedeschi diversi agenti britannici, ma sarà alla fine assolto. Intanto in Francia Noor è la spia più ricercata. Manifesti che la raffigurano sono affissi dappertutto. La metropolitana è perennemente presidiata da soldati e agenti in borghese.

principessa spia

Noor sfugge a tutti i tentativi di catturarla, ma, alla fine, nell’ottobre del 1943, viene tradita da una soffiata. Forse fu D’Оrincourt a “sacrificarla” oppure un’altra agente, poi riconosciuta come doppiogiochista, RenОe Garry. L’11 settembre 1944 Noor venne prelevata dalla cella e messa in una camionetta. Qui vennero caricate anche Madeleine Demarment e altre due ragazze attive nello spionaggio, Yolande Beekman e Eliane Plewman.

Le quattro donne furono trasportate al lager di Dachau, dove un commando di SS guidato dall’ufficiale Wilhelm Ruppert le sottopose a ogni sorta di sevizie per quasi due giorni. La mattina del 13 settembre vennero tutte uccise a colpi di pistola, dopodiché i loro corpi vengono bruciati.

donna spia

Nessuna delle spie del gruppo di Noor riuscirà a vedere la fine della guerra. Diana Rowden e Sonya Olshanezky furono trucidate nel campo di concentramento di Natzweiler nel luglio dello stesso 1944. France Antelme venne ucciso poco dopo nel campo di Gross-Rosen. Cecily Lefort finì in una camera a gas di Ravensbruck nel febbraio del 1945. Francis Suttil fu infine ucciso a Sachsenhausen il mese dopo.

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