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Norma’s Teaching: “L’insegnante di inglese diventa un confidente, quasi uno psicologo”

In poco più di un anno Norma Cerletti, in arte Norma's Teaching, è diventata una delle insegnanti di inglese più famose del web: l'intervista a Notizie.it.

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Hi Norma and welcome on Notizie.it. We’re so glad to have you here today. Mi sembrava il giusto modo – o almeno, la giusta lingua – per introdurre la nostra ospite di oggi, Norma Cerletti, meglio conosciuta come Norma’s Teaching.

Grazie a voi per avermi invitata a partecipare a Mirror.

Trovo un po’ difficile presentarti. Da un lato tu sei molto conosciuta per la tua attività sul web, Instagram in particolare, quindi ti si potrebbe definire un’influencer, una content creator. Dall’altro lato, però, sei di fatto un’insegnante di inglese. Quindi lancio la “patata bollente” a te: come ti presenteresti al nostro pubblico?

È un po’ difficile anche per me. Qualcuno mi chiama influencer, qualcuno insegnante, qualcuno imprenditrice. Insomma, ci sono tanti titoli diversi. Sicuramente quello che mi sento è un’insegnante, è il lavoro che ho sempre fatto da 10 anni. Solo dopo ho avuto la fortuna di riuscire a portare il mio lavoro sui social con un formato un po’ innovativo. Insomma, mi sento molto un ibrido. C’è anche da dire che influencer vuol dire una persona che ti influenza, quindi sicuramente in alcune cose riesco a influenzare le persone: banalmente, fargli leggere un libro in inglese o guardare una serie TV in lingua originale. Io però non vivo di quello – di quello che si chiama influencer marketing – ma dei miei corsi di inglese digitali.

Fai anche corsi offline?

No, purtroppo non riesco più. Ho insegnato di persona per una decina di anni. Poi con la pandemia un po’ tutti abbiamo imparato a lavorare da remoto, quindi ho imparato a fare lezione anche online, su Zoom e con la whiteboard. Adesso invece faccio lezioni registrate oppure faccio dei webinar, dei workshop live, ma non sono mai one to one.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una lezione online rispetto alla classica lezione di inglese in presenza?

In presenza one to one c’è molta confidenza, si crea un rapporto quasi intimo, nel senso che alla fine l’insegnante di inglese diventa un tuo amico, quasi “il tuo psicologo”, nel senso del tuo confidente. I miei studenti mi raccontavano tutto delle loro vite, naturalmente in inglese. Online è un po’ diverso. Ammetto che per me all’inizio è stato difficile abituarmici, ma il mondo è cambiato, inutile negarlo. Però anche l’online ha i suoi vantaggi, per esempio il fatto che puoi seguire i tuoi tempi. Se non hai capito qualcosa, metti in pausa il video e torni indietro. Sulle mia piattaforma NOD (Norma On Demand) la lezione è sempre accessibile, puoi riguardarla quante volte vuoi. Io lo definisco un po’ il Netflix dell’inglese.

Mi ha fatto sorridere quando hai detto che l’insegnante di inglese diventa un po’ uno psicologo perché, non so se hai anche tu questa sensazione, ma noto che quando si ha davanti un estraneo e quando c’è il filtro di una lingua che non è tua tendi a raccontare cose che normalmente non diresti, se non a un amico intimo (e magari neanche a lui).

Assolutamente sì. Io dico sempre che siamo persone diverse a seconda della lingua che parliamo. Io mi sento molto più seria quando parlo in italiano, mentre quando parlo in inglese mi sento più sciolta. Forse anche perché l’inglese è di fatto più informale, basti pensare che non esiste la distinzione tra “tu” e “lei”, esiste solo “you”. Sicuramente quando parli di te stesso in un’altra lingua riesci a distaccarti.

In un certo senso è come se si cambiasse personalità, non trovi? Io, per esempio, mi vergogno molto di più a parlare in pubblico se lo devo fare in italiano rispetto all’inglese.

Sono d’accordissimo ed è un fenomeno che trovo estremamente interessante. Ricordo una volta, circa un anno fa, che dovevo fare delle Instagram Stories in italiano. All’epoca nessuno sul web sapeva che ero italiana, non avevo mai rivelato il mio cognome e avevo fin da subito parlato solo in inglese. Un giorno ho deciso di fare queste storie in italiano per rivelare la mia nazionalità e parlare un po’ di me e ricordo che mi faceva stranissimo, ero super seria, impostata.

I follower che avevi all’epoca come hanno preso questa sorta di “coming out” sulla tua nazionalità?

Sono rimasti stupiti, in tanti non ci potevano credere. Io ero in un vortice di emozioni, anche perché l’ho svelato in occasione del lancio del mio primo corso di pronuncia. È stato emozionante e strano.

Direi che però, a giudicare dai risultati ottenuti, il tuo è un percorso di successo. Oltre a affermarti sempre di più sui social e ad avviare NOD, hai pubblicato un libro, “NormaL English”.

Sì, è stato davvero assurdo. A novembre 2020 ho lanciato il corso di pronuncia e 6.500 persone lo hanno acquistato in soli tre giorni. Io non capivo più niente. Sono state tutte grandi soddisfazioni.

Tu sei riuscita in una missione molto difficile: far piacere agli italiani lo studio dell’inglese. Ammettiamolo: come popolo, noi italiani non siamo noti per essere grandi conoscitori delle lingue, c’è un abisso tra noi e i Paesi scandinavi o altre zone europee. Qual è il tuo segreto? Perché, secondo te, tu invece sei riuscita a piacere così tanto?

Prima di tutto il mio slogan è Fun, Fast and Fantastic. Anche nella vita io vado dritta al punto: se ti voglio spiegare una cosa te la spiego in pochissimo tempo, ti spiego quello che ti serve e che è essenziale. Cerco sempre nelle mie lezioni, soprattutto sui social, di coinvolgere gli studenti con sondaggi, domande. Poi sono molto leggera e autoironica: mi prendo un po’ in giro, prendo in giro gli altri… tutto in modo poco tradizionale, perché altrimenti la gente inizia a pensare “ah studiare l’inglese, che noia”. I social solo molto utili in questo.

Forse è proprio il sistema scolastico, così com’è impostato oggi, che ti porta a pensare che lo studio di una lingua sia qualcosa di noioso e non indispensabile. Facciamo un gioco: se tu fossi ministro dell’Istruzione e potessi cambiare qualcosa nell’insegnamento dell’inglese a scuola, cosa faresti?

Non posso parlare per tutti, ma se penso alla mia esperienza devo dire che, pur avendo fatto il liceo linguistico, se ho imparato l’inglese è solo perchè sono andata a studiare un anno all’estero. Tendenzialmente a scuola si cerca di limitare la creatività nell’esprimersi. Io ricordo che studiavo la frasettina a memoria, c’era poco spazio per lanciarsi, provare, sbagliare. Il nostro sistema punisce i tentativi e gli errori e come fai a imparare una lingua se hai paura di sbagliare? Non può funzionare perché per imparare devi provare, sbagliare, riprovare finché non lo fai correttamente. Io ho imparato tantissime cose sbagliando e queste cose non le dimenticherò mai più. Però noi italiani abbiamo così paura di esprimerci che preferiamo non provarci neanche.

A proposito di errori, ti va di raccontarci qualche aneddoto di qualche errore che hai fatto?

Ti dico il più eclatante, che mi ha traumatizzato. Io al liceo ero una secchiona pazzesca, quindi quando sono partita per l’America ero sicura di me e se c’era una cosa di cui ero particolarmente sicura era come si dice “posso andare in bagno?”. Ce lo insegnano alle elementari e cosa chiedi, dimmelo tu?

Excuse me, can I go to the toilet please?

Esatto. Alzo la mano in classse e lo dico e tutti si girano verso di me, mi guardano malissimo, ridacchiano. E così scopro che in inglese americano “toilet” indica solo la tazza, quindi devi dire “Can I go to the bathroom” o “to the restroom?”. Io ero mortificata, ci sono rimasta malissimo. Però è così che si impara.

In futuro ti piacerebbe fare la prof di inglese “tradizionale”, in una scuola?

Io non posso lavorare nel pubblico perché non ho fatto né Scienze della formazione (sono laureata in Scienze politiche) né il concorso, ma ho fatto per tre anni alle elementari – quindi maestra, non prof – i bandi per insegnare nelle ore scolastiche in compresenza. Mi è piaciuto tantissimo stare con i bambini. Con i teenager forse avrei qualche difficoltà in più a essere presa sul serio, perché sono molto giovanile.

In realtà il fatto che tu sia vicina, sia anagraficamente che come modo di fare, ai ragazzi potrebbe esssere un vantaggio. Spessp sono proprio i professori “vecchio stampo” che insegnano inglese in modo troppo tradizionale, ad allontanare i ragazzi dalla passione per lo studio delle lingue. Invece ci puoi dare 5 tips per imparare l’inglese?

Primo: cambiare la lingua del telefono e dei social da italiano a inglese. Questo è utilissimo per imparare tantissimi vocali che normalmente non useresti. Secondo: guardare il tuo film preferito, quello che hai visto così tante volte che lo sai a memoria, in inglese con i sottotitoli in inglese. Poi pian piano si possono anche togliere i sottotitoli e provare con qualcosa di nuovo che non si conosce. Terzo: pensare al tuo vip internazionale preferito, che per me è Taylor Swift, e preparare il discorso che vorresti fare a quella persona se la incontrassi domani per strada. Non solo pensarlo, ma anche dirlo ad alta voce. Quarto: esistono moltissime app per il telefono per studiare o anche giocare in inglese. Quinto: consiglio di seguire Norma’s Teaching su Instagram!

L’avrei consigliato come sesto, me l’hai bruciato! Grazie Norma per essere stata con noi, ti chiedo però di salutarci in inglese.

Thank you so much for being here and watching this amazing interview. See you next time!

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