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Novità sul caso Yara: la rivelazione sul Dna della giacca

Novità sul caso Yara: sulla manica della giacca della ragazzina c’era il Dna di una delle sue insegnanti di ginnastica, Silvia Brena, importante testimone nell’inchiesta sul delitto.

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Il Dna dell’insegnante di ginnastica

Le insegnava ginnastica

Il caso Yara non smette di far discutere: forse si ricorderà che su una manica della giacca della 13enne di Brembate di Sopra uccisa il 26 novembre 2010 e per il cui omicidio è stato appena condannato all’ergastolo anche in appello l’ex carpentiere di Mapello Massimo Giuseppe Bossetti, fosse stato detto che erano state trovate tracce di sangue: quello di una delle insegnanti di ginnastica della ragazzina, Silvia Brena (foto su settimanale “Oggi”, ndr), che però al processo aveva affermato per ben 15 volte di non ricordare quando il suo Dna sarebbe finito sull’indumento dell’allieva.

Il ritrovamento era stato confermato dal capitano del RIS, su richiesta dei legali di Bossetti, escludendo che si trattasse “di saliva o altro materiale biologico”. Il sangue – e non poche gocce – sarebbe inoltre rimasto sul tessuto “non per contatto”, ha specificato il militare. Silvia Brena aveva detto di non ricordare di aver parlato con Yara, appena la promessa della ginnastica era entrata in palestra – con appunto addosso la giacca – la sera in cui venne uccisa, perché in quel momento si sarebbe trovata ad un altro piano dell’edificio per fare degli esercizi, ma soprattutto tutte le testimonianze aveva detto che Yara non indossava la giacca, quando è arrivata in palestra.

Insomma, non si capiva come quel DNA fosse arrivato sulla manica della sua giacca – Dna che è stato poi la “prova regina” che ha inchiodato Bossetti -. Successivamente si era detto che a finire sul polsino della manica del giubbotto di Yara, fosse stato in realtà un capello di una certa Rosita Brena – che ha negato ogni parentela con Silvia -, la cui figlia era compagna di scuola della 13enne uccisa: quel capello potrebbe dunque essere finito sul tessuto in seguito ad un semplice abbraccio tra le due amiche.

Il DNA della sua insegnante

Le testimonianze

Silvia Brena aveva affermato di aver ricevuto delle avances in palestra, salvo poi non ricordarsene in un successivo interrogatorio – mentre il fatto avrebbe potuto essere importante per ricostruire la fine di Yara Gambirasio, preceduta da sevizie –. I “non mi ricordo” della ragazza, che non è mai stata formalmente indagata per il delitto, avevano riguardato altri importanti particolari della sera della scomparsa dell’allieva – come un sms inviato dalla Brena al fratello e poi cancellato da entrambi e il pianto a casa la sera della scomparsa di Yara -, ma neppure le altre insegnanti e le amiche della vittima sono state in grado di chiarire bene i contorni della vicenda. Amiche come Martina Dolci, la ragazza a cui Yara aveva mandato l’ultimo messaggio prima di sparire. La mamma di Yara, Maura Panarese, aveva affermato che Martina e sua figlia erano molto unite, ma la giovane, sentita dal giudice, aveva negato che Yara si fosse mai confidata con lei, parlandole magari di ragazzi – tra cui forse il presunto killer -: i suoi rapporti con Yara, aveva detto Martina, “dipendevano soprattutto dalla ginnastica”. Troppe cose dunque sembrano ancora non tornare in questa vicenda, anche se ora c’è un condannato pure in secondo grado che dovrà rimanere in carcere un altro anno, prima che si pronunci la Cassazione.

Condannato

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