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Nucleare unica opzione

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Nella tipica visione ambientalista del mondo, l’energia nucleare non è solo pericolosa, ma anche inutile. Fonti rinnovabili di energia – sole, vento, onde, piante – possono essere e sono la risposta alle necessità energetiche del mondo. È una opinione molto diffusa, quasi una ‘saggezza comune’.

Perfettamente accettabile, se non fosse che i numeri danno un’altra fotografia della situazione.

Nei paesi sviluppati (Stati Uniti, Europa e altri membri della OCSE), abbiamo goduto di un alto standard di vita, legato alle energie fossili a buon mercato. Ciò ha favorito un certo grado di dissolutezza energetica che, unito alla sempre minore disponibilità di petrolio e degli altri carburanti fossili e alle condizioni ambientali, ci ha portati a dover affrontare un processo di sostituzione di petrolio e gas.

A fronte, peraltro, di uno scenario di forte crescita della domanda di energia: un terzo della popolazione mondiale ha poco o nessun accesso all’elettricità, e naturalmente aspira ad ottenerlo, mentre un paese come l’India, con un miliardo di abitanti, consuma un quarto dell’energia pro capite dell’Australia. Ovvio che, con l’innalzamento del livello di vita della popolazione indiana, cresceranno anche i consumi elettrici, con le conseguenze immaginabili sulla domanda di energia a livello globale.

Se il nostro obiettivo è una società quasi completamente alimentata da fonti di carbonio pari a zero già dalla metà di questo secolo, quali sono le dimensioni del compito che ci aspetta? Diciamo che a livello globale la domanda di energia potrebbe attestarsi intorno agli 8-10.000 gigawatt di potenza elettrica. Soddisfare questa domanda con l’energia del sole o del vento richiederebbe la costruzione di 1.200 turbine eoliche enormi, oppure di stendere un tappeto di 45 chilometri quadrati di specchi solari nel deserto.

Questo, ogni giorno, per i prossimi quaranta anni.
Complessivamente, sempre ogni giorno e per quaranta anni, dovremmo impiegare quasi tre milioni e mezzo di tonnellate di cemente (1,25 per le pale eoliche, 2,2 per gli impianti solari) e oltre un milione di tonnelate di acciaio (335mila e 690 mila, rispettivamente).

E con l’energia nucleare? I reattori di tipo AP1000 attualmente impiegati in Cina consentirebbero di contenere questi numeri: due reattori ogni tre giorni, con l’impiego di circa 160mila tonnellate di cemento e 10mila tonnellate di acciaio al giorno.

Sono sempre numeri enormi, ma con il nucleare ci troviamo di fronte ad un consumo globale di suolo e di materiali notevolmente minore, rispetto a solare ed eolico.

L’energia nucleare, dunque, si presenta come la sola opzione effettivamente disponibile, alla nostra portata, se vogliamo veramente costruire un mondo migliore dal punto di vista ambientale ma dove ognuno può avere accesso alla quantità di energia di cui ha bisogno.

Gli antinuclearisti si preoccupano anche che l’uranio, da cui ricaviamo attualmente il carburante per i reattori, è destinato ad esaurirsi, come il petrolio; che le scorie dalla produzione di energia rimarranno attive, e quindi altamente inquinanti, per periodo molto lunghi, ben oltre il normale panorama della vita umana – anche 100mila anni; che il ciclo di lavorazione nucleare produce anche grandi quantità di anidride carbonica; che il processo completo è lento e costoso e che, infine, un accumulo di energia nucleare aumenterà il rischio di proliferazione delle armi. Eppure la realtà sorprendente è che la maggior parte di questi svantaggi percepita del nucleare non si applicano ora, e nessuno è tenuto ad applicare in futuro.

Dei paesi che fanno parte del G20, 15 hanno l’energia nucleare, quattro sono intenzionati a riprenderla in un prossimo futuro, anche se ora la Germania ha dichiarato di volerne eliminare gradualmente l’uso entro 10 anni (vedremo, poi, se davvero riuscirà nel suo intento). I paesi che dispongono di energia nucleare per uso commerciale già coprono quasi l’80% delle emissioni globali di gas serra. E aggiungiamo le nazioni che hanno commissionato la costruzione di impianti, o li stanno pianificando, o dispongono già di reattori di ricerca, la percentuale sale a oltre il 90%. Dovremmo, a questo punto, discutere seriamente come, una società globale, può sfruttare questa forma di energia, che offre il vantaggio di basse emissioni di carbonio, in modo sicuro e pulito, con un rischio minimo e un massimo vantaggio per tutte le nazioni.

Ci sono circa 60 reattori cosiddetti Gen-III (terza generazione) in costruzione. Venticinque sono in Cina. Se contiamo quelli nelle ultime fasi della progettazione i numeri si alzano notevolmente. I reattori moderni sono efficaci, con fattori di capacità superiore al 90 per cento, e hanno un elevato grado di sicurezza passiva sulla base dei principi intrinseci della fisica. Per esempio, il rischio di un incidente così grave come quello di Three Mile Island, negli Stati Uniti, per il reattore ad Acqua Bollente semplificato di GE-Hitachi è stato valutato in una volta ogni 29 milioni di anni/reattore. Molto basso, ma non ancora zero. Pretendere lo zero, peraltro, sarebbe chiedere l’impossibile: qualsiasi tecnologia energetica, ma non solo energetica, ha una percentuale di rischio, che non può essere eliminato totalmente.

Per quanto riguarda i rifiuti radioattivi, una tecnologia sviluppata tra il 1964 e il 1994 presso il National Laboratory negli Stati Uniti – il Reattore Integrale Veloce (IFR) – offre una capacità di fissare oltre il 99 per cento del combustibile nucleare, lasciando solo una piccola quantità di rifiuti (un trentesimo rispetto ai reattori attuali). Come ulteriore vantaggio, tutto il combustibile nucleare esaurito generato nel corso degli ultimi 50 anni può essere consumato come combustibile in questi nuovi reattori. L’IFR e altri generatori di quarta generazione (Gen-IV) utilizzano uranio impoverito e il torio, e sono in grado di offrire un futuro realistico per l’energia nucleare come fonte primaria a livello mondiale, senza emissioni di carbonio, per alimentare il mondo per milioni di anni.

La Cina ha appena commissionato due reattori commerciali veloci basati su un design di successo russo, il BN-800. L’India ha appena annunciato che prevede di installare circa 500 gigawatt di energia nucleare a base di torio entro il 2050.

Perché la realtà dei numeri vede una sola conclusione: se vogliamo veramente costruire una società umana ad emissioni zero di carbonio, non possiamo fare a meno di affidarci all’energia nucleare. o questa, o i cambiamenti climatici.

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