Okinoshima: l'isola sacra giapponese vietata alle donne
Okinoshima: l’isola sacra giapponese vietata alle donne
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Okinoshima: l’isola sacra giapponese vietata alle donne

Il luogo

L’Isola di Okinoshima, l’isola giapponese in cui sono vietate le donne per motivi maschilisti e religiosi, mentre i turisti uomini possono andarci, ma solo per un giorno all’anno.

Caratteristiche dell’isola e “perché” è vietata alle donne

L’Isola di Okinoshima, dichiarata di recente Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, si trova tra il Giappone e la Corea del Sud. E’ grande poco più di un chilometro e ha una spiacevole particolarità: per motivi religiosi, alle donne è precluso l’accesso, in quanto per la principale religione praticata in territorio giapponese, lo scintoismo, esse sono considerate impure a causa del ciclo mestruale – come avviene per esempio nell’islam –.

Inoltre, secondo una credenza, gli uomini che arrivano sull’isola, marinai che giungono a bordo di navi, devono spogliarsi appena toccano terra; gli studiosi ipotizzano anche che le donne non possano mettere piede su Okinoshima, poiché il viaggio è sempre stato considerato pericoloso.

La regola, per i turisti, è dunque che vengono accettati solo gli uomini e per un solo un giorno all’anno, il 27 maggio, per placare gli animi dei soldati russi e giapponesi caduti in battagli sull’isola nel 1905. Alle donne, considerate impure dalla religiose shintoista, l’isola è interdetta. Inoltre è assolutamente proibito raccontare i particolari del viaggio e portare via oggetti dal posto.

In base allo shintoismo, sull’isola dimora un kami, uno spirito divino.

E’ curioso il fatto che, mentre le donne non possano accedere a questo luogo, su di esso sorga un tempio, quello di Okitsu, risalente al XVII secolo, dedicato ad una divinità femminile, la dea del mare chiamata Tagori Hime-no Kami: in pratica la nebbia marittima. Sullo stesso territorio, da oltre 600 anni, hanno luogo riti e preghiere propiziatori in favore delle navi; i fedeli, oltre alla nebbia marittima, si rivolgono anche ad altre due divinità femminili: Tagitshuhime-no-Kami – la marea, con tutta la sua forza – e Ichikishimahime-no-Kami – le pratiche di culto degli dei –. Oltre che a pregare per i navigatori, essi pregano e ringraziano per i successi diplomatici giapponesi nel continente.

Okinoshima

La motivazione dell’UNESCO

La motivazione per cui l’UNESCO ha dichiarato l’Isola di Okinoshima Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è che è apparsa “coerente dal punto di vista paesaggistico e artistico, essendo il luogo un paradiso a cielo aperto e ospitando numerose opere artistiche e oggetti storici di valore”.

Un paradiso però vietato alle donne e 364 giorni l’anno anche ai turisti uomini.

I timori dei religiosi

I religiosi scintoisti non vogliono che ci sia gente che visiti l’isola “solo per curiosità” e “senza una debita e profonda fede”. In particolare un importante religioso di nome Takayuki Ashizu, lo scorso anno aveva spiegato al “Japan Times” che l’isola non sarebbe stata aperta al pubblico “anche se verrà iscritta nella lista Unesco”.

Isola Okinoshima

Per quanto riguarda specificamente la presenza femminile, in Giappone, a cui appartiene l’isola, ci sono altri luoghi religiosi in cui è vietata, ma neppure in questo caso all’UNESCO sembra interessare: parliamo per esempio del Patrimonio Mondiale dell’Umanità che è considerato il Monte Sanjo, situato nel Parco Nazionale di Yoshino-Kumano nell’Isola di Honshu, la più grande del Paese, dove si trovano importanti città come la capitale Tokyo, Hiroshima, Kawasaki, Kyoto – e nella foto vediamo uno dei templi scintoisti più famosi della città con un monaco, ndr -, Osaka e Yokohama.

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