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Olanda macchina quasi perfetta, Spagna geniale

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Non la ricorderemo come la bella finale della storia, anzi è stata una partita troppo dura, al limite della cattiveria. Ma solo nel primo tempo, poi le occasioni da rete sono arrivate copiose come raramente accade in una finale. Il primo tempo, però, è stato anche quello interpretato meglio dall’Olanda, ed allora la sconfitta fa più male proprio per questo agli Orange, che avevano studiato attentamente la partita.

Non potendo controbattere al possesso palla spagnolo, Van Marwijk ha mandato in campo una squadra impeccabile dal punto di vista tattico: cortissima, perfetta nell’applicare il fuorigioco e soprattutto capace di portare un pressing alto in grado di stroncare fin dai difensori le certezze spagnole basate sul controllo del gioco, un pressing volto a riconquistare “alti” la palla per cercare la rete.

Dove hanno peccato gli olandesi è stato nell’abusare del gioco duro: un solo fallo veramente cattivo, quello di De Jong, che avrebbe potuto anche meritare il cartellino rosso.

Tutti per uno, uno per tutti gli olandesi, ed anche le stelle per una notte hanno pensato a lottare più che ad illuminare la scena: Sneijder si è sacrificato in difesa ma ha anche servito una palla d’oro a Robben, una delle tre nitide occasioni avute dagli arancioni, tutte firmate dal giocatore del Bayern, tutte incredibilmente vanificate, non solo per merito di Casillas. E quando punti sul contropiede e fallisci le occasioni che ti si presentano, hai poco da recriminare.

Alla fine è stata premiata la formazione più propositiva, quella che, quando il pressing olandese si era naturalmente affievolito, ha messo in mostra il suo consueto gioco ed ha approfittato di maglie sempre più larghe.

I supplementari sono stati un monologo iberico: prima Villa, poi un clamoroso errore di Fabregas prima dell’azione vincente, giunta con l’Olanda ridotta in dieci per l’espulsione di Heitinga, e trasformata dal vero uomo in più, quell’Andres Iniesta che aveva già determinato la gara contro il Paraguay. A quel punto l’Olanda si era già votata ai rigori ma non aveva fatto i conti con la classe dei campeones, che volano con pieno merito nella storia.


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