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Olanda-Spagna: una finale, due stili

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Sarà una finale tutta da vedere, una finale storica, in tutti i sensi. Spagna ed Olanda arrivano all’atto finale della 19° edizione dei Mondiali consapevoli dei propri punti di forza e dei propri limiti, che tuttavia sono emersi molto saltuariamente durante le sei partite che le hanno portate a contendersi il titolo.

Saranno a confronto due stili di calcio, anche se fino a pochi mesi fa la filosofia era la medesima per entrambe: giocare bene e possibilmente vincere, non basare tutto sulle individualità. Ma se la Spagna è rimasta fedele al proprio incrollabile spartito, forte della più forte generazione che la sua storia calcistica ricordi, l’Olanda ha deciso di smettere i panni della bella impossibile.

Dopo una storia da perdente e dopo aver incantato all’Europeo di due anni fa fino alla semifinale, quando la squadra di Van Basten si sciolse letteralmente di fronte alla Russia, Bert Van Marwijk ha scelto la strada della concretezza.

Certo, senza Robben e Sneijder gli Orange sarebbero a casa da tempo ma la forza di questa squadra è stata soprattutto la coesione ed un centrocampo che non lascia passare un refolo d’aria. Di contro, una Spagna che fa del collettivo la propria forza, che è capace di giocare anche senza punte ma che con un centrocampo così le può suonare a tutti, nella speranza di aggiungere all’Europeo il Mondiale successivo, come solo la Germania 72-’74 ha saputo fare.

Sembrerà un pò di rivivere Italia-Francia con l’Olanda a fare la parte della squadra solida che era l’Italia. Ma se i due fuoriclasse olandesi gli azzurri non li avevano, Heitinga e Mathijsen non sono certo paragonabili ai Cannavaro ed ai Materazzi di quattro anni fa.

Anche per questo in Spagna la parola doppietta va molto di moda.


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